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SUD AFRICA: Anna e Alessandra a Oudtshoorn

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Anna Guarise ad agosto ha visitato con Alessandra De Luca il progetto Una casa per 20 bambini orfani e malati di Aids , a Oudtshoorn, in Sudafrica. Ha conosciuto diversi bambini con storie molto difficili; ecco, dalle parole di Anna, il racconto su una coppia di piccoli gemelli:

"Quelli di A. sono occhi profondamente tristi. Spesso sfugge allo sguardo, ma quando si sofferma a guardarmi ho l'impressione che in lui non ci sia un bambino di 11 mesi, ma un uomo che ha visto tutto e sa cos'è il dolore. Certi giorni l'asma non lo fa respirare e bisogna fargli l'aerosol per farlo stare meglio. Il momento della pappa con lui è il più difficile. E' come se non volesse accettare il cibo e bisogna imboccarlo a forza tra mille tragedie e scatti e urli.
B. a volte si incanta e sembra assente, altre volte ha momenti di pianto isterico e si muove convulsamente rischiando di farsi del male e si calma quando lo prendo tra le mie mani e lo faccio camminare o lo abbraccio e in quei momenti esplodono i suoi meravigliosi e indimenticabili sorrisi con quegli occhi scurissimi che ti inondano di allegria. Quando me ne sono andata dormiva. avrei voluto abbracciarlo forte.. gli ho accarezzato il viso e quella carezza me la porto nel cuore.
Una mattina viene la madre di A. e B. a trovarli. Si fa desiderare perché nei primi giorni in cui eravamo lì ha saltato le visite. Erano i giorni in cui veniva dato il sussidio mensile e pare che lei fosse impegnata a bersi questi soldi. Puzza come una capra, ha uno straccio in testa forse perché fuori piove, ha uno sguardo cinico e il viso di una che ha preso tanti pugni in faccia, ha buchi nelle scarpe grandi come noci e una fasciatura malfatta e lurida alla caviglia. Mi dice che il padre dei gemelli l'ha presa a calci nelle gambe. Mi vengono i brividi a pensare che futuro potrebbero avere questi bimbi con lei. Sarebbero alla mercè di chiunque possa fare loro davvero tanto male, vivrebbero come lei sul marciapiede, picchiati e violentati e chissà cos'altro.
Per ora restano qui, protetti tra queste mura, nutriti e amati."

Alessandra, referente dei volontari di Milano, si è recata ad Oudtshoorn per il secondo anno consecutivo. Ha riabbracciato i bambini conosciuti lo scorso anno e ha rivissuto intense emozioni:

"Mi sono chiesta ancora di più quest'anno che senso abbia avuto il mio essere lì. Due settimane a condividere la quotidianità, i pianti, i sorrisi, i pannolini, le pappe per poi scomparire dalle loro vite, senza sapere se potrò mai rivederli. Domande difficili a cui dare una risposta, domande che mi frullano nella testa ogni giorno, anche, e soprattutto, ora che sono a casa. Ma nei momenti più sereni, quelli in cui avevo in braccio uno dei piccoli che rideva o quelli in cui ora riguardo le foto e i filmati o racconto un episodio che li riguarda, le risposte arrivano: l'amore che si dà ad un bimbo in difficoltà (ma anche non in difficoltà) non è mai sprecato. L'amore che si riceve da questi bimbi così generosi nonostante ciò che hanno subito, è un amore che riempie il cuore e non si dimentica. Forse neppure loro dimenticheranno tre volontarie, certo un po' imbranate e non così capaci nel trattare bimbi così piccoli (io e Anna eravamo da filmare durante il cambio del primo pannolino, così come Silvia -una volontaria presente nel progetto- mentre rincorreva Kaylen per farle finire la pappa!), ma indubbiamente piene di un amore sincero, che abbiamo offerto loro con tutta la spontaneità di cui eravamo capaci."

Grazie ad Anna e Alessandra per il loro lavoro e per la loro testimonianza!



Le volontarie con le suore responsabili del Centro

Le volontarie con le suore responsabili del Centro

Anna con alcuni dei bambini di Oudtshoorn

Anna con alcuni dei bambini di Oudtshoorn

Alessandra ha visitato il progetto per il secondo anno consecutivo, seguendo così lo sviluppo dei lavori

Alessandra ha visitato il progetto per il secondo anno consecutivo, seguendo così lo sviluppo dei lavori