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Testimonianza di Peter Konteh, coordinatore del progetto ''Costruire una scuola per istruire 316 bambini del villaggio di Yagala'', Sierra Leone, 2003

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Fino all'età di 16 anni, io, Bayuku Peter Konteh, non sapevo perché studiavo e non sapevo neppure se esisteva un mondo fuori dal mio villaggio, Yagala, nel nord della Sierra Leone; anche se lo sentivo nominare, era come fuori dalla mia immaginazione. Figuriamoci se potevo immaginare di finire in Italia!
Poi, grazie ai missionari saveriani e alla mia voglia di diventare prete, ho proseguito gli studi fino a laurearmi prima in Filosofia in Liberia e poi in Scienze Sociali a Roma, specializzandomi in Sociologia dello Sviluppo e conseguendo anche un diploma in Informatica.
Alla fine tuttavia non sono diventato prete; infatti ho sposato Antonella e vivo felicemente con lei a Milano da circa 5 anni, lavorando in una multinazionale di telecomunicazioni.
Sono in Italia, ma penso sempre ai miei. Ciò è dovuto a una grande mia paura: ho timore che il mio villaggio d'origine, dove ho trascorso l'infanzia, possa scomparire se io, il primo del villaggio a laurearmi e ad arrivare in occidente, non farò qualcosa.
Il mio villaggio si sta spopolando: prima della seconda guerra mondiale aveva oltre 11.000 abitanti, poi tanti sono emigrati e continuano a trasferirsi nella vicina città di Kabala e altri nelle zone diamantifere del paese. Oggi gli abitanti sono poco più di 3000 e gli anziani, che noi consideriamo la biblioteca del villaggio, sono meno di 80 e hanno già superato i 65 anni. Solo 8 persone sanno leggere e scrivere.
Il mio villaggio non può sopravvivere con le regole della globalizzazione, che non rispetta né i legami tradizionali né i ritmi diversi dai suoi. Il commercio e il mercato non possono provare pietà per l'analfabeta, anche se il mio villaggio ha più del 99 % di analfabeti. Non solo i miei non potranno mai partecipare e competere in questo tipo di "mercato globale", di cui non conoscono nemmeno l'esistenza, ma neanche potranno dare un contributo a risollevare le sorti del loro paese, pagando il debito internazionale. Nemmeno possono rinunciare, a causa delle loro misere condizioni di vita, a distruggere il loro ambiente attraverso la deforestazione. Hanno poi il grave problema dell'acqua che scarseggia sempre più e non è potabile. La mancanza di lavoro, la povertà che fa invecchiare precocemente, le malattie, soprattutto l'AIDS che si sta diffondendo in tutta la Sierra Leone come una specie di seconda guerra dopo quella civile, appena terminata, costituiscono una preoccupazione per me; per cui io, come un immigrato in Italia sento il dovere di far conoscere la realtà per il cui cambiamento io mi do da fare qua, in ogni modo.
Combatto per far sopravvivere il mio villaggio, situato in una pianura circondata da colline e tanta foresta, con alberi di palma e scimmie di vario tipo, oltre che splendidi uccelli e farfalle di diversi colori. Esso era conosciuto per la produzione di frutta tropicale, verdure e vino bianco di palma e ha una antica tradizione di canto molto melodioso. Attorno a Yagala ci sono altre decine di piccoli villaggi.
Ho tre progetti in mente: la scuola elementare per 316 bambini, iniziata e da completare, un piccolo centro sanitario e interventi nell'agricoltura (zappe, falci, sementi, riso soprattutto). Io mi rivolgo agli amici dell'uomo, cioè a coloro che sono aperti e sensibili al grido silenzioso dell'emarginato, perché mi aiutino. Vorrei dire che, prima di tornare per sempre in patria fra un po' con mia moglie, desidererei realizzare già qualcosa di utile per i miei.
Alla fine, mi piacerebbe solo essere ricordato come uno che non solo ha avuto la possibilità di studiare in occidente, ma che anche ha mostrato il suo amore per il suo popolo. Desidero far sopravvivere il mio villaggio investendo in particolare sulle donne e sui bambini, come sarà possibile, perché con un minimo di infrastrutture e anche di cambiamento di mentalità, possa diventare un esempio di sviluppo iniziale e un motore di evoluzione in tutta la regione.
Da tutto ciò deriva il nome del progetto che cerco di portare avanti, grazie all'aiuto di alcune organizzazioni e privati: MICROCAMMINO 2000, un piccolo intervento per curare un mondo ferito...

Peter Konteh, 2003