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Testimoninza di GUIDO TRIVELLINI, volontario di "Aiutare i bambini" in Tanzania

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SULLA STRADA PER MIGOLI
Un viaggio durato due giorni. Dopo ventiquattro ore effettive su un autobus che da trent'anni salta sulle piste sconnesse di terra rossa della Tanzania carico di gente, polli vivi e sacchi di grano e dopo sei ore passate sotto un banano ad aspettare che uno dei tanti e continui guasti fosse riparato da geniali autisti-meccanici che con niente aggiustano tutto; dopo un'eterna discesa nord-sud nel cuore più profondo e meno turistico di questo immenso paese con il sole che muore alla tua destra mentre la luna sale alla tua sinistra; dopo tutto questo arriviamo, probabilmente gli unici bianchi nel raggio di 100 chilometri, a Migoli, nel distretto di Iringa.

ARRIVO A MIGOLI
Migoli è un villaggio al limite della savana e con tre gocce di pioggia all'anno. C'è un lago artificiale creato per produrre energia elettrica, ogni anno più piccolo e più lontano dalle case della gente. Il suo paesaggio è bellissimo e spettrale, dipinto dalle sagome degli alberi morti che spuntano dalla superficie dell'acqua.
Non è possibile coltivare quasi nulla. Qualcuno pesca, condividendo il lago con coccodrilli e ippopotami. Molti alla sera spingono a braccia dei carri pieni di taniche d'acqua che sarà bollita per uso domestico.
Scendiamo dal pullmann e tra i gesti e il poco Swahili che conosciamo riusciamo a farci indicare la missione. E' in fondo al paese; un grande spazio aperto che si apre alla vista dopo le basse casette del villaggio, molte delle quali di fango e terra battuta. C'è un convento, c'è una chiesa. Ci sono un campo di calcio e un asilo; c'è un orfanotrofio.

LA MISSIONE
La missione è un esempio di organizzazione e di autonomia. Il convento e l'orfanotrofio sono attrezzati con una piccola fattoria dove vengono allevati polli, maiali e bovini che danno uova, carne e latte. Un complesso sistema di pompaggio dell'acqua del lago, possibile grazie all'energia di pochi mulini a vento, permette la coltivazione di una piccola quantità di banane e manghi.

IL PROBLEMA DELL'ACQUA
Nonostante i mulini e i pozzi l'acqua manca, è il problema più grande. Manca sempre e quando non manca è salata e non è usabile. Spesso bisogna cercare nuovi pozzi, pescare acqua a 30-40 metri di profondità. Mi è capitato di passare delle ore sotto il sole della savana a smontare e rimontare un pozzo, per poi collegarlo alla missione con due km di tubi stesi a braccia insieme a Innocent e agli altri operai che lavorano per la misione.
"Questi per me non sono operai, sono figli" - dice Suor Sofia, "lavorano dalle sette di mattina alle otto di sera e se pensano di non aver finito non si danno orario"- replica. La suora assiste le loro famiglie, gli dà lavoro, pensa all'istruzione dei bambini loro e di tutto il villaggio, ricambiando l'impegno in modo altrettanto instancabile e gratuito.

I BAMBINI DI MIGOLI
I bambini sono il centro dell'attività di Migoli, la missione porta il suo contributo più importante con la gestione di un orfanotrofio che tutti i giorni dà da vivere a 40 orfani tra i tre mesi e i 15 anni di età. I genitori sono morti di AIDS, di epilessia, o di malattie curabili che solo in alcuni posti del mondo diventano incurabili. Qualcuno ha ancora dei parenti, una nonna, una zia, spesso così poveri da non potersi permettere di prendere in casa un bambino che si accontentano di andare a trovare quando possono. Altri bambini hanno i genitori, ma non ricevono e non riceveranno più visite da loro.

Inutile dire che entrare in questo posto è toccante. Gli occhi dei bambini, ovviamente, ma non solo. E' toccante la loro vita quotidiana, il loro giocare senza giocattoli che non li stufa mai, la loro gioia. Questi bambini sono felici e sulle pagelle di scuola Suor Sofia scrive cose analoghe a quelle che potremmo leggere in una scuola elementare di Milano. "Esta socializza volentieri con gli altri compagni ma all'impegno di scuola preferisce il gioco e lo scherzo.". C'è scritto anche qualcos'altro però, che mai potremmo vedere nella nostra città: "Johana viene volentieri a scuola, perché sa che dopo la lezione lo aspetta un piatto caldo di polenta di miglio e verdura.".
Colpisce come qualsiasi bambino pensi a quelli più piccoli. Alla sera Elisa, dieci anni, mette a letto i più piccoli, attenta a chiudere bene la zanzariera sulla culla per il pericolo delle zanzare e della malaria. Lucrezia ha quattro anni e cambia i vestiti a qualcuno più piccolo di lei tutte le volte che questo si fa la pipì addosso. Si impara subito a fare qualcosa a Migoli, ognuno ha un posto e un ruolo in questa piccola comunità e grande famiglia. Chiunque lavora, nel suo piccolo.

I VILLAGGI MASAI
Nei giorni successivi abbiamo l'occasione di accompagnare Suor Fulgenzia in giro per i villaggi Masai. Le suore sono un punto di riferimento per la gente anche fuori dalle mura della missione. Visitiamo la famiglia di un'allieva della scuola e veniamo accolti con un grande calore. Il villaggio è di quattro case, abitate tutte da una sola famiglia allargata. I fratelli e gli zii tornano uno dopo l'altro dal bush, dove hanno speso la giornata con la mandria e le donne ci accolgono per prime con la loro bellezza e quella dei loro ornamenti colorati. Passiamo decine di minuti con la famiglia, parliamo della bambina e dei suoi progressi a scuola, la suora si informa della situazione economica e dei problemi più urgenti.

L'OSPEDALE
Avremo poi modo di visitare l'ospedale che altre suore hanno fondato nel villaggio vicino. Una struttura semplice ma organizzata, che accoglie malati di ogni tipo e che soprattutto è l'unico punto di riferimento nel raggio di almeno duecento chilometri. Esiste una sezione dedicata alla gente affetta da malaria, molto diffusa nella zona; la corsia ospita relativamente poche persone: "Non è ancora cominciata la stagione delle piogge" dice solo la suora, "le zanzare aumenteranno".

LA PARTENZA
Dopo cinque giorni partiamo e di Migoli resterà qualcosa. L'ospedale, l'orfanotrofio, la lotta quotidiana per l'acqua, il successo della crescita di una pianta di manghi e il gioco dei bambini sono solo tasselli di un panorama più ampio, una sensazione unica che non ci abbandonerà. Al di là di ogni forma di "buonismo", non si possono evitare i paragoni con il nostro mondo; sono lì, davanti agli occhi. Quello che più colpisce di tutto questo è il sorriso con cui queste donne affrontano tutto. Non avevo mai visto nessuno lavorare così e avere così tanta voglia di farlo, non ho mai trovato tanta allegria e fiducia per la vita come in questo angolo di mondo arido e sperduto. Non ho mai visto tanta soddisfazione personale come in chi da venticinque anni pensa solo al bene degli altri senza curarsi di appagare se stesso. Si impone una riflessione generale sull'importanza delle cose, delle passioni e delle ambizioni del nostro mondo che tante volte ci preoccupano. Senza scadere in un inutile moralismo si pone la necessità di tarare un metro di giudizio, di capire che esistono mondi paralleli e punti di vista diversi. Questo lembo di terra lontano e semidesertico chiamato Migoli è uno di quelli.


Guido Trivellini (ricercatore del Fondo per la Terra)

Una capanna del villaggio

Una capanna del villaggio

Una bambina di Migoli

Una bambina di Migoli

Quella "piccola fattoria" che è l'orfanotrofio...

Quella "piccola fattoria" che è l'orfanotrofio...

Alcuni bambini del villaggio

Alcuni bambini del villaggio

Una ragazza si riposa all'ombra

Una ragazza si riposa all'ombra