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Testimonianza di Susanna Zanardi, volontaria per “aiutare i bambini” a Teofilo Otoni, in Brasile

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l nostro intervento:

"aiutare i bambini" partecipa alla ristrutturazione di un asilo a favore di bambini di strada, orfani o figli di prostitute di Teofilo Otoni, una cittadina poverissima lungo l'autostrada Rio-Bahia.
Nell'agosto 2005 quattro nostre volontarie, Elena Soffientini, Claudia Zambon, Loredana Battaglia e Susanna Zanardi, si sono recate a Teofilo Otoni per trascorrere un po' di tempo con i bambini coinvolti nel progetto.

Questa è la loro testimonianza:

«Siamo quasi arrivate a Teofilo.
Siamo appena passate in un paesino che sembrava del far west! Qui il paesaggio è infinito, come fisionomia ricorda un po' l'Irlanda (per le collinette e la vastezza), ma i colori sono totalmente diversi: salta subito all'occhio il contrasto tra il verde intensissimo dell'erba e degli alberi sparsi qua e là e il colore della terra, rossissima. Dopo un lungo viaggio in autobus arriviamo a Teofilo, la città è abbastanza brutta, sembra una città messicana povera. Però è viva, il centro è pieno pieno di negozi e di colori.
La nostra casina è esattamente di fronte al Creche Nino, ed è veramente carina. L'arredamento è spartano, ma per la zona in cui siamo sembra di stare in una reggia.
Facciamo colazione con Suor Zoe, che ci parla dei bambini e della missione, ogni tanto le si lucidano gli occhi, ci mette veramente l'anima in quello che fa. La situazione è pessima, il numero di bambini cresce sempre di più, lo Stato non sovvenziona niente (dà 45 reais -15 euro- al mese per ogni bambino). Le bimbe più grandi sono le più preoccupanti perché quando escono dal centro rimangono subito incinte. Decido di darle subito i soldi che mi hanno dato Maurizio e Sara, lei mi dice che il mese scorso non era riuscita a pagare le funzionarie e che aveva chiesto quei soldi in preghiera. Mi abbraccia forte e mi ringrazia, mi chiama "Suzanina" e dice che i soldi li manda la Madonna. Io già piango e siamo al primo giorno. Andiamo bene.

Entriamo nella Casa das meninas. Una quindicina di bambine ci circondano sorridenti e iniziano subito a bombardarci di incomprensibili parole e ci abbracciano. L'impatto è davvero forte ed emozionante.. Le bimbe ci portano a visitare il centro, ognuna sceglie una di noi, cercano in tutti i modi il contatto fisico, una carezza, la mano, un bacio, un abbraccio. E' veramente paz-ze-sco. Mi commuovo per la seconda volta..
Andiamo poi anche dai più piccini, che sono tantissimi. L'odore non è dei migliori, ma l'atmosfera è bella, i bimbi sono tutti sorridenti e giocosi. Ce n'era uno grandicello che piangeva in un angolo, me lo accollo e lo faccio ridere un po'. Pensare che cresceranno tutti senza mamma e papà è più che straziante.

Poi scendiamo a giocare con le bimbe, sono tutte matte.. naturalmente la più peste si incolla a me e cerca di cacciare tutte quelle che si avvicinano, dice che mi vorrebbe come mamma.La cosa allucinante è che ti chiedono affetto e, senza accorgersene, te ne danno il triplo.
Oggi è il giorno delle visite dei genitori (quelli che esistono), la suora dice che è il giorno più brutto perché non viene mai nessuno e chi viene sarebbe meglio che non venisse .

Una sera abbiamo invitato qui a casa nostra 4 delle ragazze piu' grandi, tra cui una di 13 anni che è incinta di 7 mesi. Altra prediletta. Lei mi sconvolge veramente. La guardo e mi impressiono da morire. Ma come è possibile?? ha ancora la faccia di una bimba.chissà com'è successo. Mi verrebbe tanta voglia di portarla via da qui. prima l'ho abbracciata forte, e lei non si staccava più, stavo per crollare.
I giorni passano e inizio a preoccuparmi per la partenza. penso a quando sarò in Italia . mi piacerebbe tantissimo rimanere in contatto con qualcuno che mi tenga informata su questi piccini. e anche sulle ragazze, sono così dolci.

Le facce di questi cuccioli sono la cosa più bella che mi porterò dentro dal Brasile. e nei miei occhi ci sarà sempre un po' dei loro sorrisi..
Prima crisi di pianto. Beh meraviglioso, contando che mancano ben 6 giorni alla partenza. I bambini ormai li conosco tutti bene, Karina ha definitivamente deciso di chiamarmi mamma e Patric quando andiamo via sembra che gli stiano asportando un rene. E a tutto ciò si è aggiunto l'attaccamento delle ragazze, che all'inizio non erano molto fiduciose ma adesso ci amano pazzamente. Oggi una ci ha ringraziato dicendo che abbiamo portato l'allegria.

Il distacco dai bambini è stato veramente uno strazio. Anche salutare i più grandi non è stato facile, sono riscoppiata a piangere quando Patric mi ha sgranato i suoi occhioni neri, dopodichè Pedro e Ana Carolina si sono messi ad asciugarmi le lacrime e a cantarmi la canzoncina di addio. Meravigliosi. Non li dimenticherò mai. Mi porterò il loro sorriso dentro per sempre.

Sono contentissima di aver fatto questa esperienza, di averla voluta fortemente e di aver avuto il "coraggio" di farla. E' come se avessi sempre saputo che sarebbe andata così. Bellissimo. E la cosa strana è che il ritorno non mi spaventa, stranamente (per come sono fatta io) lo sto vivendo benissimo! Probabilmente perché sto talmente bene, sono talmente felice, che vivo tutto in maniera positiva.tutto è più bello, è più tranquillo.. bellissima sensazione.

Adesso torno e mi sembrerà di passare attraverso il trasportatore spazio-temporale, probabilmente a casa tutto sarà rimasto fermo. E chissà se le persone mi leggeranno in faccia l'altra realtà che ho assaporato e vissuto. Chissà.»

Le volontarie con alcune bambine di Teofilo Otoni

Le volontarie con alcune bambine di Teofilo Otoni

Susanna mentre gioca con alcune bambine coinvolte nel progetto

Susanna mentre gioca con alcune bambine coinvolte nel progetto