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Testimonianza di Francesca Colombi, volontaria di ‘aiutare i bambini’ a Lima, in Perù

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Il progetto di "aiutare i bambini":

I Missionari Cammilliani hanno aperto nel 1996 a Lima un centro di accoglienza, l'Hogar San Camillo, per persone affette da Aids, per assisterle e seguirle in ogni loro bisogno. "aiutare i bambini" sostiene questo centro, tramite il pagamento degli educatori, l'acquisto del cibo e del materiale didattico necessario per 35 bambini sieropositivi accolti resso la struttura. Grazie al contributo di "aiutare i bambini" inoltre, Padre Zeffirino Montin, responsabile del progetto, potrà garantire ai bambini anche un soggiorno di vacanza al mare, che avrà effetti benefici sul loro stato di salute.

A partire dal marzo 2006 una nostra volontaria, Francesca Colombi, si è recata a Lima per trascorrere un periodo presso l'Hogar San Camillo e aiutare Padre Zeffirino e il personale che lavora presso il Centro.

Oggi Francesca ci ha scritto per raccontarci le sue prime emozioni. Questa è la sua testimonianza:

«Ormai è passato un mese dal mio arrivo a Lima, ma sembra una vita intera.
Sono arrivata una notte calda e umida e l'impatto con la città è stato subito forte. gli odori ed i rumori ti investono appena esci dall'aereoporto, il traffico è caotico e assordante, i rifiuti sono abbandonati per le strade, mille individui attraversano la strada senza ordine. poi finalmente arrivo all'Hogar San Camilo. e mi preoccupo, perchè l'Hogar è in una strada dismessa e circondata da case fatiscenti, si trova in un barrio dove regnano sporco, abbandono, povertà, insicurezza (da che sono qui, ho già visto scene da real tv proprio davanti alla nostra porta. esco sola, ma solo di giorno e con qualche apprensione). pochi isolati più in la c'è la bellissima Plaza de Arma, fotografata mille e mille volte dai turisti, immagine di un Perù che esiste solo in cartolina. qui, in jiron Huanta, si può conoscere il vero Perù.

Tanto misero è il mondo fuori dall'Hogar, tanto paradisiaco è la realtà dentro all'Hogar, non solo perchè all'interno vive l'igiene, c'è un bel giardino, c'è sempre qualcosa da mangiare, c'è acqua potabile (o meglio, c'è l'acqua, anche potabile.), ma soprattutto perchè qui il sieropositivo e il malato di aids si sente una persona normale, gli altri gli parlano, lo toccano, sanno e non lo guardano con sospetto o schifo. perchè qui in Perù, anche i tuoi genitori ti cacciano di casa quando scoprono che sei ammalato, immaginarsi che può fare l'amico, il vicino, il datore di lavoro. essere sieropositivi è un segreto da nascondere, una vergogna da non condividere.

L'Hogar di giorno è pieno di mamme, bambini, nonne, papà, la sera si riempe dei miei pensieri, delle mie domande senza risposta. Perchè non riesco ancora a capire questa gente, tanto disperata e tanto rassegnata, che non accenna a reagire, vittima di tanti malgoverni incapaci di risolvere i mille problemi che affliggono questo paese (povertà, fame, lavoro, acqua, igiene, case, strade, etc...) che però, di fronte ad una malattia tanto annichililente, sceglie la vita, la lotta, il futuro, seppur nascondendosi spesso al mondo. Come direbbe una mia amica, ci vorrebbe una soluzione politica, ma io mi sento capace e ho voglia solo di abbracciare questi bambini e sorridere a queste mamme.

Rimango sempre stupita dalla bellezza di questi visti, cisposi e sporchi come non mai, ma stupendi per i sorrisi felici e spensierati che il venire all'Hogar riesce a regalargli. Tanti sono bambini sieropositivi, la loro vita si prospetta difficile, su alcuni la malattia sta già colpendo con durezza, ma sempre corrono, sempre vogliono disegnare e impastarsi le mani di pittura, sempre sprizzano di vita... io li aiuto nelle attività educative, giochiamo e coloriamo, gli servo il pranzo (spesso l'unico pezzo di carne che mangiano in tutta la settimana è qui, in una bella zuppa calda), seguo il programma di "estimulacion temprana" (un'attività costituita ad hoc per migliorare il vincolo affettivo madre-bambino) e poi ascolto le loro storie. sono le mamme a parlare per loro, raccontano di violenze, abbandoni, abusi. così capisco perchè questi bimbi sembrano già segnati da un destino infelice, non solo vivono una vita faticosa loro stessi, ma subiscono il peso delle disavventure dei propri genitori, che per questo rimangono padri e madri distanti, incapaci di dargli attenzioni e affetto, a volte violenti. l'Hogar serve anche a questo, non solo cibo e pulizia, ma amore, abbracci, coccole, colori, calore. non li conto più tutti i neonati e i piccoli che ho preso in braccio, quasi li rubo dalle braccia di queste mamme stanche, nei loro occhi si legge spesso la paura ("io sono ammalata, che succederà"), la disperazione ("non lavoro, non ho soldi, non mangiamo"), l'abbandono ("la mia famiglia non mi vuole, il mio compagno è andato con un'altra"), e allora io le ascolto e intanto stringo questi bimbi stupendi.

Ho ancora tanto tempo da passare con queste persone, presto inizierò ad uscire con medici ed assistenti sociali per le visite domiciliari e ho voglia di vedere dove vivono questi bambini e come passano le loro giornate fuori da qui, perchè anche questo mi aiuterà ad aiutarli meglio

Francesa Colombi, 18 aprile 2006


Francesca Colombi, con in braccio una bambina dell'Hogar San Camillo

Francesca Colombi, con in braccio una bambina dell'Hogar San Camillo

Grazie all'aiuto ricevuto i bambini all'Hogar possono avere un sano pasto nutriente

Grazie all'aiuto ricevuto i bambini all'Hogar possono avere un sano pasto nutriente

Padre Zefirino, insieme ad alcuni bambini dell'Hogar

Padre Zefirino, insieme ad alcuni bambini dell'Hogar