INDIA: “La maggior parte di loro cerca solo una carezza…”
Elena Palma e Chiara Ventura, per la loro prima esperienza come volontarie di "aiutare i bambini", hanno scelto di recarsi in India a Warangal, presso "Centro Asha", che accoglie oggi 30 bambini sieropositivi , alcuni con AIDS conclamato; bambini che, morti i loro genitori e rifiutati dai parenti e dai villaggi, sono rimasti soli. Tutti quelli incontrati durante questa esperienza hanno una storia personale di sofferenza, malattia, emarginazione, abbandono, povertà e morte.Il centro è gestito dalla Lodi MSSS (Multipurpose Social Service Society) fondata nel 1966 da Padre Colombo, si occupa di diversi tematiche sociali, ma è focalizzata in particolare sul problema AIDS.
Le volontarie Elena e Chiara al loro ritorno in Italia hanno condiviso con noi, con il loro racconto, l'intensa esperienza:
"Arrivate a Hyderabad Padre Leeno ci accoglie con i fiori e ci porta a Warangal, dove ci ha riservato un accogliente alloggio nel convento di Fatimanagar (vitto a alloggio a 500 rupies al giorno), vicino alla sede della Lodi, a 5 minuti di motorisciò dal centro Asha e a 15 dal centro della città di Warangal, vivace e trafficata. La curiosità e l'interesse degli abitanti nei nostri confronti ci fanno capire che non sono abituati ai turisti.
Dopo averci presentato le suore del convento, con cui avremmo intrattenuto nei giorni successivi amabili chiacchierate, Padre Leeno ci presenta Madre Preeta, project office del Centro, che ci fornisce informazioni sul Centro, staff, progetti in corso e sul contesto: nei villaggi e nelle città circostanti il fenomeno AIDS é in espansione, il pregiudizio é forte e i malati sono generalmente allontanati dai villaggi e dalle loro famiglie, per paura e vergogna. Principali vittime sono i bambini, rimangono presto orfani e soli e "ereditano" la malattia.
Siamo i primi volontari sul posto, non abbiamo informazioni precise sulle condizioni di salute dei bambini che incontreremo e non sappiamo cosa aspettarci. Madre Beheta, responsabile del Centro, ci dà il benvenuto, ha solo 28 anni , è in gamba e determinata. Ci spiega la situazione e alcune regole del Centro: gli ospiti sono 30 bambini dai 3 ai 13 anni, la maggior parte sieropositivi e alcuni con AIDS conclamato. Nonostante la malattia ora sono tutti finalmente inseriti nelle scuole pubbliche e vi restano fino alle 17.00. Quindi la nostra presenza al Centro è possibile dalle 17.00 alle 19.00, ora della cena. La domenica, l'unico giorno in cui non vanno a scuola, dedicano la mattina ai controlli medici. Non ammettono foto, solo l'ultimo giorno ce ne concederanno alcune.
Finalmente il tanto atteso incontro con i bambini. Bastano pochi minuti per rompere il ghiaccio; è sufficiente sedersi per terra con loro e in attimo. siamo circondate. Col passare dei giorni impariamo a conoscerli: sono vivacissimi, allegri e sempre contenti di vederci e giocare con noi; la maggior parte di loro cerca solo una carezza, quelle carezze che non ricevono da nessuno perché considerati intoccabili anche dai loro parenti. Le ore cono loro sono per noi le più attese della giornata: si gioca, si ride e si scherza, si cerca di allontanare il pensiero della malattia, ma gli occhi di quelli più malati non ce lo permettono!
L'esperienza al centro Asha è particolare e diversa da altri contesti solidali dove si combatte la povertà e l'abbandono; qui si convive quotidianamente con la malattia e con la certezza della morte: la speranza di vita di questi bambini è, nei casi più fortunati, di 18/20 anni. Lo scopo del centro é permettere loro di vivere l'infanzia il più serenamente possibile cercando, nello stesso tempo, di prolungarne l'aspettativa di vita.
Vedendoli giocare e ridere, litigare e fare pace in due minuti (non c'è spazio per i capricci..) con quegli occhi vispi e quei sorrisi dolcissimi, ti chiedi perché proprio loro siano vittime predestinate e perché non debba essere possibile sottrarli al loro destino.
Visitiamo altri tre centri di assistenza della Lodi MSSS, costruiti negli ultimi tre anni per far fronte al fenomeno AIDS, discrete strutture in luoghi tranquilli per malati adulti. Vi lavorano infermieri e alcuni malati che si occupano della cucina, delle pulizie ed altre attività di gestione oltre alle suore. Quelle che incontriamo nei vari centri di accoglienza sono veramente speciali. Sapere che sono loro ad occuparsi dei malati ci da un po' di sollievo.
In alcuni casi i pazienti sono all'ultimo stadio della malattia, uno scenario davvero molto forte, in cui, quando possibile, si cerca di prendersi cura anche dei loro figli".
Grazie ad Elena e a Chiara per la loro visita e grazie a tutti coloro che ci aiuteranno a continuare a offrire a questi bambini la possibilità di un miglioramento di vita. Aiutaci anche tu
Le volontarie con i bambini del Centro Asha
Ai bambini vengono offerte accoglienza, istruzione e cure mediche
Aiutaci anche tu!

