SUD AFRICA: “Continuo a portare nel cuore i bambini che ho incontrato!”
Alessandra, "volontaria con le ali" tra i bambini malati di AidsAlessandra De Luca, referente del Laboratorio dei volontari di Milano, ad agosto, insieme ad un'altra volontaria, Paola Usai, ha visitato il progetto "Una casa per 20 bambini orfani e malati di Aids", in Sud Africa.
Nonostante siano trascorsi 4 mesi dal viaggio, il suo ricordo e le sue emozioni sono ancora forti. Ha deciso per questo di condividere con noi parti del suo diario su questa esperienza:
PRIMA DELLA PARTENZA
Londra - Heathrow, giovedì 16 agosto 2007
Sto per partire per Johannesburg: domani sarò in Sudafrica. Finalmente realizzerò ciò che ho aspettato e sognato per tanti mesi. 10 mesi fa ero al corso Io VolontarIO , dove ho scoperto una nuova strada che mi ha aperto il cuore e fatto vedere quanto si può fare per migliorare le condizioni di tanti bambini. Domani vedrò con i miei occhi il progetto di Oudtshoorn, conoscerò Suor Marina, forse vedrò già i bambini. Domani inizierò a comprendere a cosa è servita la raccolta per il mio compleanno, domani il mio cuore forse batterà in un modo diverso. Domani vedrò il mondo con occhi diversi. Domani sorriderò ad una parte di me che ancora non conosco.
IL PRIMO GIORNO IN SUD AFRICA
Oudtshoorn, domenica 19 agosto 2007
Il Sud Africa, come immaginavo è un paese meraviglioso con una natura strabiliante. Sono anche evidenti, però, i forti contrasti tra ricchezza e povertà, così come la suddivisione ancora netta tra bianchi, neri e "colored" (mulatti). Ieri a casa di Carol, bianca, cattolica del luogo con 3 bambini che vive in una tenuta meravigliosa e che si dedica a varie attività della parrocchia, ho conosciuto Cecilia, una bimba mulatta: ha 4 anni, sembra più piccola della sua età ed è bellissima. Due occhi vispi ed allo stesso tempo tristi, un faccino intelligente su cui è disegnata la sua storia. E' orfana di mamma morta di Aids, ha un papà malato di Aids. Per fortuna ora ha una nuova mamma che l'ha presa in affido, ma che fatica a trovare i soldi per darle da mangiare.
Ieri Cecilia, mentre da sola giocava sull'altalena nel giardino a casa di Carol, mi guardava forse con distacco, forse con timidezza, forse con diffidenza, ma alla mia domanda "Can I take a picture of you?", mi ha sorriso e si è lasciata fotografare, poi anche riprendere con la videocamera. Si precipitava da me per vedere il filmato che la riguardava, quasi mi saliva in braccio e poi rideva divertita mentre guardava se stessa fare ciao con la manina.
L'ESPERIENZA CON I BAMBINI PRESSO LA SCUOLA MATERNA DI BRIDGTON (quartiere dei "colored") E PRESSO IL NASORG (doposcuola) DELLA MISSIONE DELLE SUORE DELLA PROVVIDENZA
Oudtshoorn, lunedì 20 agosto 2007
Alle 7.30 di questa mattina è cominciata la mia prima vera giornata da volontaria in mezzo ai bimbi.
Ho seguito Suor Tereza alla scuola materna di Bridgton, quartiere dei "colored", i mulatti. Davanti a me si è aperto un mondo sconosciuto. E' stato già bello entrare a scuola e vedere i bambini (dai 3 ai 6 anni) arrivare con le loro mamme o fratelli più grandi, ma ancora di più lo è stato entrare nelle classi (le classi dei 3, dei 4 e dei 5 anni) e venire accolta da un coro di bimbi che mi salutavano con una filastrocca come se fossi una maestra o. una suora ("Sister, sister"). E' stato difficile trattenere la commozione e non lasciar scendere qualche lacrima, ma ci sono riuscita. forse qualche bimbo ha notato i miei lucciconi, ma non avrà dato più di tanto peso a questa strana usanza degli italiani. Mi sono fermata in una delle due classi dei 5 anni: è stato bello star seduta con loro, mentre la loro maestra faceva loro lezione. Ad uno ad uno continuavano a girarsi verso di me, perché ero io la vera attrazione del giorno. Mi sorridevano, mi spiavano, mi guardavano apertamente. La maestra, ad un certo punto, mi ha assegnato un gruppetto di bimbi: Lalani, Naula, Jedeon, Jedren. Non avevo niente con me, ma è stato un vero spasso oltre che una sfida comunicare con loro! Loro parlavano solo afrikaans, io solo inglese, eppure..abbiamo comunicato e non poco.
Ho cominciato col tentare di imparare i loro nomi, poi ho detto loro il mio (con i giorni ho scoperto che loro ripetono qualsiasi parola italiana, mentre io non riesco neppure a ripetere i loro nomi.). Ho tentato di spiegare loro che vengo dall'Italia, un paese lontano, ho chiesto loro quanti anni avessero, poi ho chiesto di indovinare la mia età (siamo passati dai 17 ai 22 ai 45 anni..!). Naula, l'unica che parla qualche parola di inglese, faceva da traduttrice con gli altri: mi faceva ridere mentre dava ordini agli altri per rispondermi prontamente! Quando ho chiesto quanti fratelli e sorelle avessero, Naula ha risposto: "Una sorella, il mio fratellino è morto". L'ha detto come può dirlo una bimba di 5 anni che ha già visto molto della vita, pur sorridendo con candore o forse pudore. Naula sembra spavalda, ma poi all'improvviso ha dei momenti di timidezza incredibile. E' mulatta, con gli occhi verdi: una bellezza unica ed insolita, un viso che non si può scordare.
Ho inventato giochi, ho fatto foto e ripreso. è stato così semplice ed immediato stare con loro: qualcosa che non mi sarei aspettata. Quanti pensieri e paure prima di incontrarli e poi. eccomi lì, serena tra di loro con la spontaneità che regnava sovrana, come fossi una di loro, pur non parlando una parola della loro lingua. Erano attirati da tutto, qualsiasi cosa sembrava straordinaria: questi bambini vedono il bello in ciò che per noi ormai è scontato.
Dopo aver suonato qualche canzone sud africana al pianoforte (divertente!) io e Suor Tereza alle 16 siamo andate a casa: la mia prima giornata da volontaria era terminata. Quante emozioni, quanta povertà, quanto bisogno di affetto, quanta difficoltà a nascere qui e non in una città come la mia. La realtà ha superato l'immaginazione e la fantasia: stare con questi bambini è davvero qualcosa di speciale. Non mi sono mai sentita così... in certi momenti ho avuto un magone terribile, perché veramente mi sentivo sopraffatta dai loro sorrisi, dalla loro ingenuità, dalla loro felicità per il semplice fatto che io fossi lì, dal loro affetto gratuito ed immediato. E' stato tutto così semplice e bello: sarà difficile raccontare tutto questo a casa.
Oudtshoorn, giovedì 23 agosto 2007
Oggi al doposcuola è successo qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Abbiamo dato carta e pennarelli a tutti i bimbi. E' stato incredibile vedere che tutti, sottolineo tutti, abbiano voluto il foglio bianco intonso per disegnare. Hanno fatto disegni strepitosi, originali ed unici. Dai più piccoli ai più grandi hanno dato sfogo alla propria fantasia. Mi si è aperto un mondo: un foglio e qualche pennarello colorato hanno fatto diventare ognuno dei 70 bambini entrati al doposcuola un piccolo artista.
L'ULTIMO GIORNO
Venerdì 31 agosto
Questa mattina mi sono alzata come sempre alle 6.30 per essere pronta alle 7.30 per andare alla scuola materna. Solo che questa mattina era l'ultima mattina. Sapevo che sarebbe arrivata e non sapevo bene come affrontarla. Sapevo solo che non avrei mai voluto salutare tutti quei bambini con cui ho passato due settimane splendide.
IL RITORNO A CASA
Milano, settembre
Sono tornata alla mia vita di sempre. La mia prima esperienza di volontariato è terminata, la mia vita è continuata come prima, ma qualcosa in me è cambiato.
Il mio ritorno a casa è stato difficile. Il primo giorno, quando sono entrata in casa, ho sentito il vuoto totale: niente più bambini festosi intorno a me, nessuno che cantava "fra martino campanaro", nessuno che mi assaliva con 1000 abbracci. Nei primi giorni dal mio ritorno mi sono chiusa in un silenzio rigoroso, poi ho iniziato a parlare della mia esperienza, ma con l'impressione costante che poche persone potessero veramente comprendere... Inoltre, era difficile raccontare senza sembrare retorica, banale, benpensante, un po' "predicatrice" e quant'altro.
Il "laboratorio delle esperienze" (una giornata di formazione presso la sede della fondazione, dedicata a chi ha appena fatto un'esperienza all'estero) mi ha fatto molto bene: condividere i miei pensieri con chi come me ha vissuto un'esperienza all'estero in mezzo ai bambini è stato molto importante e finalmente mi sono sentita "compresa".
Mi sono chiesta per parecchi giorni se ciò che ho fatto in Sud Africa fosse servito a qualcosa. Ogni giorno a casa, ho pensato a quello che mangio, a quello che spendo e a quanto si potrebbe fare per quei bambini. La vita è ingiusta e questo pensiero mi fa star male. Mi sembra di non aver fatto nulla per tutti quei bimbi. A volte mi sembra che la mia visita sia stata inutile...ma poi mi dico che se fosse anche solo per un sorriso, un disegno, un palloncino, qualche matita o qualche vestitino, forse a qualcosa
la mia visita è servita. E' che ho ricevuto tanto amore da quei bambini, che mi sembra quasi di aver "rubato" qualcosa, invece che aver donato.
Milano, gennaio 2008
Ho finito di trascrivere il diario solo ora. Sono passati 4 mesi dal mio ritorno. Sono rimasta in contatto con le suore sia via e-mail che via sms. Con alcune ragazze ci siamo scritte delle lettere. La mamma di Cecilia mi ha scritto una mail, mi ha mandato una foto, mi manda messaggi suoi e di Cecilia tramite le suore. Continuo a pensare a lei e a tutti i bambini. Continuo ad avere nostalgia. Continuo a sperare di poter tornare anche quest'anno a visionare il progetto funzionante (nella prima visita ho potuto solo vedere la casa famiglia costruita, ma non ancora funzionante e pronta ad accogliere i bambini orfani a causa dell'Aids). Continuo a portare nel cuore i bambini che ho incontrato. Cerco di portare avanti l'attività di volontariato qui a Milano supportando la fondazione nelle varie attività: ogni volta che partecipo ad un'iniziativa, so che lo sto facendo anche per i "miei" bambini in Sud Africa, ad Oudtshoorn e sono felice. Sono felice perché averli incontrati ha cambiato la mia vita, "ogni giorno davvero".
Alessandra De Luca
Alessandra De Luca durante le attività di animazione con i bambini di Oudtshoorn
I bambini mentre disegnano e colorano
Le volontarie Alessandra e Paola con i bambini della casa alloggio che realizza attività di prevenzione e cura dei bambini malati di Aids
Grazie alle volontarie Alessandra e Paola e grazie a tutti i donatori che continuano a stare vicini a questi bambini!

