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ARGENTINA: il “mal d’Argentina”

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Silvia Panichelli e Gianpiero Tanzi hanno incontrato i bambini delle adozioni a distanza

Ho viaggiato molto in vita mia come "turista" ma questo e' stato il mio primo viaggio come volontaria. Sottolineo primo perché ora è ancora più forte il desiderio di farne tanti altri.
Non credo esista solo il "mal d'Africa".vi garantisco che c'è anche il "mal d'Argentina", dei paesi latino-americani da me molto amati e comunque il "mal" della nostalgia, del desiderio di rivivere momenti intensi e preziosi con bimbi e donne che ora hanno un posto incancellabile nel mio cuore.
Vorrei dedicare questa mia meravigliosa esperienza a tutti quei volontari che hanno viaggiato prima di me e che, senza troppe parole, comprenderanno quali e quante siano le emozioni da me vissute e rimaste dentro.
La vorrei dedicare a tutti quelli che sono ancora indecisi, che pensano sia un'esperienza "dura" e per incoraggiarli mi permetto di suggerire di mettere nella valigia (quella del corso, ricordate?) oltre al materiale per l'animazione, la disponibilita', l'allegria e la voglia di giocare, l'unica cosa veramente indispensabile, il SORRISO!!
La vorrei dedicare a tutte quelle generose persone che stanno sostenendo questi progetti di "adozione a distanza" che ho avuto l'onore di visitare e dire loro che ho conosciuto, abbracciato e baciato i "loro" bambini, che sono splendidi e che ognuno di loro mi ha "consegnato" un saluto e un ringraziamento da portare in Italia.
E ora la mia esperienza: dopo il corso "io volontario" di febbraio ho cercato tra i volontari un compagno di viaggio. Ho conosciuto Gianpiero e deciso la meta: Argentina e, precisamente, la visita di 6 progetti dislocati in due zone del paese, vicino a Buenos Aires e nella regione Nord, a Jujuy al confine con la Bolivia.
"aiutare i bambini" collabora la Fundation Marista, un ordine cattolico di Hermani (fratelli maristi) che svolgono da sempre attività di educazione scolastica.
La prima visita è stata a Tigre, un centro di appoggio scolare (compiti, attività ludiche e formative) dove sono presenti alcune adozioni a distanza.
Il secondo progetto, a Jujuy (nord Argentina) è stato quello in cui ho lasciato il cuore! Abbiamo conosciuto tante persone ma soprattutto Margarita (ma non chiamatela così , non si volterà mai perché per tutti e da sempre lei è Peluisa!).
Con la sua mitica Fiat 127 ci ha accompagnato al Barrio S.Lorenzo.strade sterrate e polverose, catapecchie miserabili e tanti tanti cani randagi, magri e spelacchiati che vagano indifferenti a tutto. Quando la tristezza di quel luogo ci aveva ormai assalito siamo arrivati alla Biblioteca, uno dei tre locali in cui vengono svolte le attività post-scuola, lì ci attendevano tantissimi bambini e molte mamme con una festa in nostro onore. Cartelloni di "Bienvenidos Silvia y Gianpiero", un grande cuore rosso con la scritta Sin Fronteras (il motto dei maristi), catenelle e palloncini tricolore ovunque!! Siamo rimasti storditi dal tanto affetto, dai baci, dai sorrisi.Peluisa ci ha spiegato che per loro la figura del "padrino" è molto importante, è il punto di riferimento dopo i genitori (per chi li ha..) e in quel momento noi rappresentavamo tutti i loro padrini!!
Abbiamo subito imparato che in Argentina non si saluta dandosi la mano bensì un bacio (uno solo!) porgendo la guancia destra e che all'arrivo si dice "Hola!" e, SOLO quando si va via, si saluta con il "ciao"!! Immaginate le facce dei bimbi quando siamo arrivati salutando tutti con il "ciao"! Ci stavano aspettando da una settimana e non capivano perché li salutavamo per andare via!!
Ci hanno fatto subito tante ma tante domande su tutto, sono curiosissimi di ogni particolare..come si vive da noi, se lavoro, se ho figli, l'eta', cosa mangio, per quale squadra di calcio tifo (el Boca o el River?), cosa si dice dell'Argentina in Italia.
Fatichiamo molto con la lingua ma loro, da subito, iniziano a parlare lentamente e a scandire le parole, ci hanno aiutato tanto.
Nei giorni seguenti abbiamo avuto la possibilità di conoscerli meglio, di giocare, disegnare con loro, di truccarli e truccarci da pagliaccio, organizzare merende, balli (mi hanno dato il costume tipico per ballare con loro il "pinpin"), e poi una passeggiata al santuario della Madonna di Guadalupe anche con le mamme. Ho sempre i chichiti in braccio, per mano, a cavalluccio sulla schiena. vogliono essere cullati, coccolati, chiedono che gli canti una canzoncina, che conti in italiano, che li fotografi e il mio cuore straripa d'amore! Ormai cantano benissimo "Fra Martino" e "nella vecchia fattoria", troppo carini!!
Peluisa e' una donna eccezionale, scegliendo i bambini da adottare (compito arduo fra tanta miseria) e' riuscita a coinvolgere le loro mamme e a farle diventare amiche. In un contesto con tanti disagi non sentirsi "sola" è molto molto importante. Avere gli stessi problemi, la stessa situazione e condividere le rende più forti e qualcuna ora, durante il giorno, assiste dei bambini orfani di mamma mentre i papà sono al lavoro.
Sono loro stesse che ci tengono a raccontarmi la loro vita.sono quasi tutte separate (20 su 22!), sole con 5-6 figli e il padre dei bimbi non ha nessun obbligo di mantenerli economicamente. Fanno lavori umili, friggono empanadas per i camionisti, vendono qualcosa al mercato o vanno a fare le pulizie nelle case. Iniziano ad avere figli verso i 15 anni e in maniera inconsapevole, sono ancora molto giovani ma molto provate. I bimbi ci portano le loro pagelle, fanno disegni per noi, si azzuffano per starci vicino.
A Lujan alla poverta' e al disagio sociale del Barrio che avevamo conosciuto a Jujuy si sommano la violenza familiare e le storie di abuso sessuale sui bambini. Mariana, l'avvocatessa responsabile di progetto ora dimissionaria, ci racconta storie che vorremmo fossero frutto della fantasia di un maniaco. Le donne vengono picchiate fin da bambine, trovano poi uomini violenti con cui fanno da giovanissime 4,5,6 figli. Molte ancora non sanno che i bimbi sono frutto del rapporto sessuale violento che subiscono. Nessuna denuncia, tutto è..normale!! Quando arriviamo a Hogar Nazaret (Hogar vuol dire casa, nel senso di famiglia) troviamo tantissimi bambini che ci baciano, abbracciano, hanno fatto anche loro i cartelloni di Bienvenidos.tante domande, giochi, foto e la richiesta continua "come si dice in italiano.." Non sembrano i bimbi di cui ci hanno raccontato.sembrano sereni ma.noto sui loro visi cicatrici e lividi..per un nonnulla fanno a botte e se tenti di farli smettere prendendoli per un braccio si paralizzano.siamo adulti e loro si aspettano le botte! Guardo le pareti, sono piene di fogli con i loro più grandi desideri: "vorrei avere qualcuno che mi ascolti quando parlo", "vorrei non essere più sgridato e picchiato". Ho il cuore colmo di angoscia e per la prima volta provo fatica a rientrare nelle misere e decrepite stanze dove stiamo giocando e dipingendo.
Una volta varcata la soglia però i loro sorrisi, le loro faccette dipinte, gli abbracci e la vivacità mi ridanno la forza e l'allegria per giocare e ridere insieme. Quanta energia ha un bambino! Rappresenta la vera forza della vita!!
Per concludere utilizzerò una frase-motto dell'ordine marista: un CORAZON SIN FRONTIERES (un cuore senza frontiere), ecco, credo sia per questo che dovremmo vivere ogni giorno della nostra splendida vita!! Buena Onda...

SILVIA PANICHELLI, luglio 2008

I volontari hanno visitato le diverse comunità in cui vivono i bambini adottati a distanza.

I volontari hanno visitato le diverse comunità in cui vivono i bambini adottati a distanza.

Il programma coinvolge un numero molto elevato di bambini, suddivisi per le 10 località in cui si sviluppa il progetto

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Il progetto sostiene a distanza 222 bambini poveri, attraverso la fornitura di materiale didattico e il sostegno alle famiglie.

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