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SUD AFRICA: “Perché ho scelto di tornare”

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Alessandra De Luca per il quinto anno consecutivo è stata in visita al progetto in Sud Africa “Sostegno a Casa Nazareth e Casa Betania”.
Durante questi anni ha potuto seguire la crescita dei bambini, lo sviluppo delle loro storie e i risultati raggiunti.

In queste righe ci racconta le storie di alcuni dei bimbi incontrati:

Quando parlo della mia esperienza di volontaria all’estero con la Fondazione “aiutare i bambini” mi viene sempre chiesto perché ho scelto di tornare ogni anno nella stessa destinazione e nello stesso progetto. Quest’anno sono tornata per la quinta volta in Sud Africa.

Provo a spiegarne il perché attraverso le storie di alcuni bimbi (tolti alle proprie famiglie per motivi di maltrattamenti, di assenza dei genitori ecc), che ho seguito negli anni. Forse in questo modo riuscirò a rispondere alla fatidica domanda.

Ho incontrato K. nel 2008 in casa famiglia. Oggi ha 4 anni, da un anno e mezzo è in affido ad un’ottima famiglia. E’ sempre stata furba e molto sveglia, ma oggi è decisamente una bimba allegra, vivace, intelligente, serena e affettuosa (dispensa abbracci e baci continuamente!). E’ una gioia vedere che di anno in anno mi ha riconosciuta e mi ha portato nel cuore come io ho sempre portato lei… Vederla crescere di anno in anno è stata la conferma che il sostegno della Fondazione al progetto, nel suo caso ha portato ad un grande risultato. K. era stata trovata in una stazione di servizio, a neanche un anno, piena di piaghe… Huis Nasareth le ha donato un futuro. A lei spero di aver donato la gioia di ritrovare ogni anno un’amica lontana.

JD. e JL sono i due gemelli che ho incontrato nel 2008 insieme a K.: da due anni sono in affido ad una persona della propria cerchia famigliare. Non sono stati fortunati come K: la loro famiglia è molto più modesta, ma di anno in anno ho visto i bimbi crescere sani, puliti, ben nutriti, sempre più chiacchierini e sempre più sicuri di loro stessi. All’inizio JD era molto chiuso, timoroso degli estranei, JL subiva le conseguenze della sindrome alcolica… Vederli oggi a 4 anni, così simpatici e ridanciani fa sorridere di gioia. Certo avrei desiderato una situazione migliore per loro, ma sono amati e questo è quello che conta.

Nel 2009 ho conosciuto JS di 3 anni. Dopo un anno in casa famiglia è stato reinserito nella sua cerchia famigliare. Lo scorso anno sono andata a trovarlo nella sua nuova dimora, una casa molto modesta: sembrava assente, non parlava quasi. Credo che il ritorno in famiglia l’avesse sconvolto e non poco. Quest’anno ho ritrovato un bimbo molto dolce, delicato, di poche parole, sempre molto indietro rispetto ai suoi 5 anni, ma che ha donato qualche timido sorriso soprattutto giocando con Carlo, che con la sua dolcezza ha saputo prenderlo e farlo ridere. Per J. ho provato la rabbia verso un sistema di assistenza sociale e di affido che non sempre funziona considerando le migliori soluzioni per il bambino, ma anche questo è il significato di tornare. A volte non si può intervenire e bisogna saperlo accettarlo. Le dinamiche degli assistenti sociali non sono le nostre.

Il dolore è più grande ancora nel caso di M. L’ho conosciuta nel 2009, aveva due anni, veniva da una situazione difficile… Era così fragile e delicata, uno scricciolo che chiedeva affetto ed attenzione ad ogni piccolo passo. Guardandola nasceva solo il desiderio di proteggerla, difenderla, amarla. Dopo un anno, nel 2010 è stata data in affido ad una famiglia che ho conosciuto personalmente: sembravano felici, tutto sembrava funzionare. Quest’anno sono stati scoperti gravi maltrattamenti ai danni di M. E’ stata tolta dalla famiglia che ne aveva l’affido (e che ora sta subendo un processo), è stata velocemente data in affido ad un’altra famiglia che ho incontrato quest’anno. Entrambe le famiglie sono famiglie molto modeste… difficile accettare soluzioni di questo tipo per la nostra mentalità europea ed italiana, dove le adozioni prevedono meccanismi e selezioni molto complicati. Vedere M. mi ha stretto il cuore. La tenerezza che ha sempre suscitato in me è aumentata vedendo ancora vivi sul suo corpo i danni fisici che ha subito. Non so accettare che qualcuno abbia potuto fare del male a questo scricciolino che a 4 anni continua a dimostrarne 2. Ancora di più il sistema di affido sud africano mi sembra inadeguato e ingiusto. Nei suoi anni futuri, quale sarà il peso dei danni subiti nei suoi primi anni di vita? Quale il risultato di continui strappi e maltrattamenti. Qualcuno sarà in grado di sopperire ai vuoti affettivi che ha subito? Tornare in Sud Africa è frustrante perché devo fare i conti con una realtà che non mi piace e contro la quale non posso intervenire direttamente.

C. è la prima bimba che ho incontrato nel 2007, il primo anno in Sud Africa. Di anno in anno ne ho seguito le difficoltà, la crescita, i miglioramenti. Oggi frequenta la seconda elementare in una delle scuole più buone della città con ottimi voti. Ha avuto un anno difficile con gravi difficoltà a scuola, ma ce l’ha fatta! Ora va bene, è più sicura di sé, parla meglio l’inglese, è meno gelosa degli altri bimbi, sa relazionarsi meglio con tutti… La sua infanzia difficile se la porta dentro, ma ci convive e sta diventando una piccola donna che cammina verso un futuro sicuramente migliore di quello prospettato per lei alcuni anni fa. E’ una bimba dolce e affettuosa, con un sorriso che illumina chi le sta accanto. Non è stato facile combattere per lei da lontano, ma quest’anno ho toccato il risultato con mano… ne è valsa la pena: una buona scuola e un buon supporto psicologico hanno cambiato la sua vita e possono continuare a farlo. La sua mamma adottiva ha fatto fatica insieme a lei, ma oggi sorride più tranquilla perché ha scoperto che C. è una bimba intelligente che può avere un futuro radioso. I momenti di sconforto sono stati tanti negli anni, ma se il mio andare in Sud Africa avesse avuto anche come unico risultato quello ottenuto con C., ne è valsa la pena. Come dice Padre David “Non possiamo cambiare il mondo, ma se abbiamo cambiato il mondo anche di una sola bambina… è già molto”. Io sono d’accordo.

C. ha 3 anni e mezzo. L’ho incontrato nel 2009. L’anno scorso, il 2010, non credo mi avesse riconosciuto quando sono tornata, ma siamo stati molto insieme, ci siamo conosciuti meglio… credo che per entrambi sia stato difficile separarsi (lo scorso anno sia io che lui piangevamo disperati al saluto prima della partenza). Quest’anno pochi giorni prima dell’arrivo mio e di Carlo, C. è stato dato in affido ad una delle maestre che insegnano nella Scuola Materna di Bridgton, gestito dalle Suore della Provvidenza. La prima volta che l’ho rivisto è stato a scuola… stava facendo l’intervallo, era in mezzo a tanti altri bimbi. Quando mi ha visto ha finto indifferenza, come se io non ci fossi. Sono rimasta distante… Sono entrata a scuola, dopo un po’ sono tornata fuori. Lui continuava a giocare, mi ha visto, ha continuato a giocare, voltandosi ogni tanto a guardarmi. Io lo seguivo con lo sguardo in piedi sui gradini di entrata della scuola. Ad un certo punto gli ho fatto ciao con la mano, lui ha sorriso ed ha alzato la sua manina per rispondere al saluto. Era evidente che sapeva benissimo chi io fossi… Ha continuato a giocare, voltandosi continuamente a guardare se io ero sempre lì. All’improvviso è sceso da uno dei giochi (una specie di scivolo) ed è stato come se avesse deciso che sì, poteva venire a salutarmi. Ha fatto una piccola corsa verso di me con quel suo fare delicato, è arrivato vicino ed ha spalancato le braccia, buttandosi verso il mio collo. Ha riso abbracciandomi. Non so descrivere l’emozione del ritrovarlo dopo un anno, perfettamente consapevole del legame che ci lega.  Dopo un attimo si è sciolto dall’abbraccio e mi ha mostrato un sasso per terra degno della sua totale attenzione. E’ straordinaria la capacità dei bambini di passare da un’emozione a qualcosa di totalmente pratico che non c’entra nulla. L’incontro di quest’anno con C. è un momento che non dimenticherò mai. Non servono foto per fissare l’attimo stampato nella mia mente.

C. è andato a stare in un’ottima famiglia, che si sta prendendo buona cura di lui, con amore e affetto. E’ un bambino speciale, che ama i libri e i film di walt disney: la sua mamma insegnante potrà dargli ciò che gli serve. E’ una donna consapevole della sensibilità e delle potenzialità di C. Sono sicura che C. ha un futuro davanti a sé, ha la possibilità di ricevere una buona istruzione ed una buona educazione. Nei miei sogni C. svilupperà le suo doti artistiche: farà qualcosa di speciale! Anche nel suo caso, la fondazione e la casa famiglia hanno ottenuto un risultato importante.

Risultato non possibile per tutti, ma per alcuni sì. Seguire questi bambini mi dà il senso di continuità, mi dà la motivazione per continuare a collaborare con la Fondazione. Certo è difficile andare, ritrovare i bambini per poi separarsene con sempre maggiore difficoltà, anno dopo anno. Certo non è facile gestire i legami e le emozioni. Certo è frustrante assistere a volte agli insuccessi degli affidi dopo aver visto la serenità dei bimbi in casa famiglia. Certo a volte lo spirito europeo mi fa dire che ciò che vedo in Sud Africa non è sufficiente, bisognerebbe fare di più, occorrerebbe un cambio di mentalità… Ma il volontariato è anche e tutto questo.

Per me, almeno, è questo: al di là delle difficoltà, delle cose che non capisco e non accetto, di quelle che invece comprendo e mi danno soddisfazione, al di là degli arrivi e delle partenze, l’unica cosa che cerco di tenere sempre presente è che il mio aiuto (e non parlo solo di quello di qualche settimana in loco, ma di quello durante tutto l’anno per aiutare nella raccolta fondi e per confrontarmi con le Suore sulle diverse problematiche e i casi dei singoli bimbi) deve avere come unico fine il bene dei bambini e la possibilità di ottenere qualche risultato anche se piccolo. E’ poco, è tanto? Non lo so. Quello che so è che questo è il mio modo di fare qualcosa al di fuori del mio mondo quotidiano per dei bimbi che vivono sì fisicamente lontano da me, ma vicini al mio cuore. Bimbi il cui sorriso e le cui lacrime viaggiano nei miei ricordi e nei miei pensieri: la mia vita non è più stata la stessa da quando li ho incontrati. Come non tornare da loro?

Ho risposto alla domanda iniziale? Io penso di sì.

Alessandra De Luca



Alessandra con i bimbi

Alessandra con i bimbi