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BRASILE: “La possibilità di essere felice e di avere un futuro”

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Laura Buraschi e Ilaria Letizi sono state a Teofilo Otoni, in Brasile, dove “aiutare i bambini” sostiene attraverso l’adozione a distanza minori che presentano gravi problemi di denutrizione, hanno carenze affettive e povertà economica e culturale. A loro vengono offerte protezione, cibo, cure mediche prestate da volontari e supporto educativo e psicologico.

Laura Buraschi:
“Siamo solo all'inizio di questo lungo viaggio, ma le cose da raccontare sono molte. Abbiamo incontrato molte persone, alcune solo con uno sguardo, altre solo con un sorriso, altre ancora, tramite un semplice gesto. Ci sono state persone capaci di dare un posto in cui stare, sentendosi come a casa, prendendosi cura di noi e raccontando con molta semplicità chi sono, quali sono i loro progetti, sogni. Ognuna di esse ci ha lasciato qualcosa, che porteremo con noi ovunque andremo.
E' stato straordinario. Non credo ci siano altre parole per descrivere ciò che i nostri occhi hanno visto, percepito ed osservato, e per spiegare come ci sentivamo veramente.
Forse possiamo solo raccontare, in modo tale da non lasciare che l'impercettibilità del tempo, faccia dimenticare le cose più importanti.
Questo viaggio ha avuto inizio tra paure, aspettative, programmi, obbiettivi, idee, sensazioni... tra domande e possibili risposte. Ognuna di esse è nata da ciò che siamo e da ciò che abbiamo vissuto, quindi impossibile da evitare. Quando poi ci si trova nelle situazioni, di fronte a persone, sguardi, sorrisi, lacrime esse scompaiono e tutto va come deve andare.
Non è stato facile, sopratutto all'inizio quando il muro di una lingua sconosciuta non permetteva di comunicare e farsi capire, quando la paura di non riuscire ad essere ciò che volevamo veramente, impediva un rapporto sereno e naturale.
Ma con il passare del tempo è diventato tutto più spontaneo, e quasi più sincero.
Abbiamo imparato a conoscere ognuno di loro, senza sapere cosa hanno vissuto, senza la presunzione di voler capire a tutti i costi, mettendoci semplicemente a disposizione con la nostra umiltà.
La quotidianità è stata un fattore quasi determinante in ogni singolo rapporto perché ha lasciato ad ognuno il tempo necessario per essere se stesso.
In un modo o nell'altro ci aspettavano. Non aspettavano noi ma qualcuno che da sempre si prendesse cura di loro. Noi speriamo di averli fatti sentire importanti, giorno dopo giorno, giocando, ridendo con loro, parlando e semplicemente ascoltando, dargli un affetto che forse non hanno mai ricevuto.
Ad ogni bambino che è in quel progetto gli è stato tolto o forse mai dato qualcosa... che nessuno potrà ridargli. Forse perché è troppo tardi per dimenticare, forse perché ormai ha imparato a farne senza. Ma una cosa c'è ed è la possibilità di pensare di potersi meritare molto di più, di tutto quello che è successo e di tutto il dolore. La possibilità di essere felice. La possibilità di avere un futuro”.


Ilaria Letizi:
“Si è da poco concluso il mio viaggio in Brasile, e come per tutti quelli che ne tornano, puntuale come il mal d’Africa per i viaggiatori del continente nero,  mi trovo a fare i conti con la “saudade”. È stato un viaggio guidato più che altro da curiosità verso posti e popoli sconosciuti e il desiderio di poter, in qualche modo, fare la propria parte nei confronti di persone sfortunate. Un’intensa esperienza di volontariato grazie alla quale ho barattato le mie ferie con la possibilità di fare del bene godendomi una lunga vacanza, non propriamente come una turista, ignara delle criticità che un luogo porta con sé, ma senza dovermi addentrare in luoghi pericolosi.
Trovare qualcuno che potesse supportarmi e guidarmi in questa scelta è stato fondamentale, dopodiché il passo successivo, quello della partenza, è stato rapido. Questo qualcuno è stata la Fondazione “aiutare i bambini”. Grazie al loro aiuto ho sbrigato i necessari dettagli tecnici, ho trovato una compagna di viaggio, ma soprattutto sono riuscita a convogliare le mie fantasie e le mie attitudini in un progetto concreto: il centro “O NINHO” di Teofilo Otoni in Minas Gerais.
L’impatto con la realtà architettonica e naturalistica del Brasile è stato già di per sé di grande effetto, ma, come è facile immaginare, ancora più intenso è stato l’ingresso nel centro: calate, io e la mia compagna di viaggio, in una lingua e una cultura ancora totalmente incomprensibili e in una realtà a dir poco commovente. Passare dall’esterno, in cui i colori sgargianti delle case, dei frutti e dei fiori, e la musica piena di vitalità, costantemente presente, regnavano sovrani, ad un interno di cemento, dove centinaia di bambini erano stati abbandonati o allontanati dalle loro famiglie, era davvero deprimente. Ed ancora più spiazzante era l’ospitalità, la giocosità, l’affetto che questi bambini riservavano a noi, perfette estranee. Fin dal primo momento ci hanno circondate: incontenibili e entusiasti i più piccoli, curiosi ed esigenti i più grandi, tutti affettuosissimi. Nonostante fossimo digiune di portoghese, ci siamo messe a disposizione con grande umiltà, cercando di aiutare più possibile nelle attività quotidiane, dividendoci all’interno delle tre strutture del centro (Creche, Casa das meninas, Casa dos meninos), dando da mangiare e accudendo i più piccoli, alleggerendo le educatrici dell’asilo e aiutando le più grandi nelle attività domestiche.
Facevamo con loro giochi e attività per spezzare la monotonia quotidiana, ma ci accorgevamo che ciò che più di tutto ci veniva richiesto erano le attenzioni e le coccole. Baci e abbracci erano motivo di contese tra i bambini di tutte le età, e noi cercavamo di accontentarli il più possibile. Specialmente tra le più grandi, infatti, nonostante le bravissime educatrici e i “laboratori artistici” (danza, ricamo, capoeira, bigiotteria, calcio) di cui dispone il centro, regnava un clima di demotivazione e passività. Gli ambienti, purtroppo, sono cementati, piccoli e condivisi in ogni momento. Le alte mura del cortile e il frequente inchiavamento del portone d’ingresso rende tutto molto simile a una prigione, mentre è molto importante, per loro, poter contare su un ambiente stimolante e  positivo. Grazie a Padre Isidoro, parroco torinese che ha collaborato con il centro fin dalla sua nascita, presidente della cooperativa “La Rosa Blu”, questo è stato maggiormente possibile. Con la ristrutturazione di due piscine, ottimo strumento motivazionale e refrigerante durante gli irresistibili caldi estivi, ha donato una grande gioia a tutti i bambini. Con le stesse intenzioni ha concesso a tutti i più grandi l’opportunità di trascorrere, a turno, le vacanze a Trancoso, presso la “Creche Rosa Azul”, un centro comunitario da lui costruito. In questo splendido posto di mare, hanno modo di divertirsi e rilassarsi con una spensieratezza che dovrebbe essere legittima per ogni adolescente, ma che per loro è spesso un optional.
Sapendo ciò, abbiamo continuato a darci da fare per rendere quanti più bambini possibile partecipi, spensierati e sorridenti. Ed era molto appagante vedere come spesso solo la nostra presenza li riempisse di curiosità ed entusiasmo. D’altro canto non è stato certo facile gestire un gruppo così grande di bambine, nel quale era quasi impossibile comportarsi allo stesso modo con tutti senza scontentare nessuno. Ognuna aveva il suo carattere e i suoi tempi; essere uguali con tutte non era sempre produttivo, non esserlo significava dare adito a concorrenze, false conclusioni e dispiaceri, in un contesto già di grande rivalità.  Inoltre, le poche parole in portoghese conosciute non aiutavano nel farci capire, rispettare e ancor di più nel rispondere a chi ci raccontava spezzoni di vita terribili. Ma col tempo abbiamo imparato a conoscerci e capirci, misurando azioni e reazioni, e alla fine del mese, nei legami creati e nei momenti trascorsi insieme sono state molto più che ripagate le nostre intenzioni e il nostro tempo messo a loro disposizione”.



Laura Buraschi

Laura Buraschi

e Ilaria Letizi

e Ilaria Letizi

ad agosto sono state a Teofilo Otoni

ad agosto sono state a Teofilo Otoni

realizzando laboratori creativi e ludici

realizzando laboratori creativi e ludici

e portando il sorriso a tutti i bambini!

e portando il sorriso a tutti i bambini!