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MOZAMBICO: “La gioia più bella e naturale che io abbia mai visto”

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Federico Zanella, volontario di “aiutare i bambini” e dipendente della Cameron System, l’azienda che ha finanziato la creazione del pozzo per la Comunità di San Lorenzo a Maxixe, si è recato in Mozambico per presenziare alla cerimonia d’inaugurazione.
Ecco il suo diario:

"Finalmente siamo a San Lorenzo, scendiamo dall’auto che ci è venuta a prendere alle abitazioni e subito notiamo un’atmosfera diversa, lieta e leggera, quasi condita del raro lusso della felicità che è presagio della festa: ornamenti colorati, donne e uomini vestiti con grande attenzione, un lungo nastro che unisce due alberi, molti membri della comunità che ci salutano con gli occhi e con le mani. E poi ci sono loro, gli unici protagonisti di tutti i nostri giorni in Maxixe, si avvicinano a noi con aria timorosa e quindi si fermano a qualche metro fissandoci in attesa di qualcosa, un gesto, una parola, un gioco: sono decine di bambini bellissimi di età diverse, dai lineamenti gentili e dalle movenze docili, alcuni hanno sguardi curiosi e occhi attenti a ogni indizio di novità, altri hanno già perso ogni intensità, le pupille sono spente e arrese a un destino che li ha posti in partenza in una condizione di svantaggio.

Uno di loro sembra costruito da una di queste multinazionali dei giocattoli che in alcuni Paesi fanno dell’infanzia rubata la propria più rilevante forza lavoro: ha il viso di Arnold, gli occhi giganti e tondi, le mani piccole e gonfie, la dentatura incompleta e malsana, ha la pancia in fuori ed è vestito a festa con maglietta e braghette usate e di taglia casuale, probabilmente provenienti da chi prima di noi ha deciso dall’occidente di visitare questo mondo... una specie di bambolotto umano che mi fissa e sorride e mi porta inconsciamente verso di lui. Lo saluto con la mano, mi chino e gli sorrido, guardo lui e i suoi compagni di giochi, tutti immobili, quasi ti inibiscono, ti fissano e non sai bene cosa fare, cerco la loro complicità, qualcosa che generi interazione, ma questa volta e’ più difficile...
Gli dico “Ciao, Bambolotto”, accompagnando le parole con il mio dito indice che affonda nella sua pancia gonfia e così le sue maniprendono il mio dito che gli ha causato un sussulto di solletico e una risata istantanea, tutti i bimbi fissano cosa succede e quasi in coro esplodono in un urlo scomposto e giocoso che suona come una riproduzione della strana parola che ho usato, e ripetono quell’espressione italiana decine di volte avvicinandosi in massa a me e ai miei compagni di viaggio, cercando di fare a me quello che ho fatto a lui e così, come un D’Artagnan impegnato in una missione surreale, comincio a combattere infiniti duelli con dozzine di spadaccini divertiti che hanno trovato un nuovo gioco ed esplodono di felicità con chi neanche nel pensiero più recondito avrebbe pensato di poter causare e assistere a una tale gioia di gesti, risa, urla, inseguimenti e stoccate di fioretto a segno.
Così, per minuti e minuti nei 35 gradi dell’inverno d’Africa, ci inseguiamo in lungo e in largo come un esercito di pazzi per l’intera estensione della piazza di terra ed erba malconcia circondata dall’asilo, dalla chiesa, dal pozzo, dalle case di fango e paglia, reiterando questo gioco che si trasforma ben presto in un rito.

Poi la giornata procede con la semplice ma felice inaugurazione: la messa cantata con la benedizione a chi dovrà occuparsi del pozzo, il taglio del nastro, il primo flusso d’acqua con l’intera comunità che ci dona un’indimenticabile lezione.
Cantano ringraziamenti a ogni entità, agli antenati, a uno o più dei, agli elementi della natura, a ogni forza che possa aver contribuito in qualche modo al dono dell’acqua, e si ammassano attorno al pozzo, a turno, ponendo le mani stanche sotto i rubinetti, bagnandosi il viso, il capo, chi gli sta attorno, i propri bambini e la propria terra.
Se non contestualizzata sembra una scena di follia di massa, un rito finalizzato a un qualcosa di incomprensibile ai nostri occhi, ma tutto ciò non e’ altro che la più bella e naturale gioia che io abbia mai visto: oggi e’ cambiata la vita di centinaia di donne di ogni età che fino a poche ore prima dovevano caricare in testa, anche più volte al giorno, catini, botti, grossi vasi da riempire a distanza di chilometri con litri di acqua mai sufficienti per il fabbisogno delle proprie famiglie.   
L’hanno fatto migliaia di volte, fin dagli anni in cui schiena e spalle non erano ancora forti abbastanza, e ora non dovranno farlo più, perché le loro case sono lì a poche decine di metri e perché il pozzo della Comunità di San Lorenzo da oggi funziona, fornendo tutta l’acqua necessaria per ogni utilizzo e paradossalmente anche quella che non serve.

Da qualche mese pensavo a questo giorno, alle sensazioni che avrei vissuto, alle conseguenze che avrebbe avuto sul mio modo di vedere e pensare le cose e ora, finalmente, lo vivo e ogni sensazione mi rimane addosso, ogni immagine di gioia di vita mi entra dritta nello stomaco e nella testa, ogni gesto di gratitudine o gentilezza mi rimanda a quando sei mesi prima io e i miei colleghi abbiamo cominciato a pensare a fare assieme qualcosa che ci potesse far crescere come persone e desse a qualcuno l’opportunità di vivere meglio: penso al momento in cui l’azienda ha detto di sì alla donazione per la costruzione del pozzo e a quando abbiamo presentato il progetto a tutti dedicandolo a 2 colleghi amici che non ci sono più e che avevano la generosità come immenso punto comune, penso in modo confuso a tutte queste immagini mentre la giornata scorre nei riti delle foto ricordo, delle mani strette, dei canti di ringraziamento, del pranzo alla presenza di ognuna delle autorità religiose, no profit e politiche che, in proporzioni diverse, sono parti attive e coinvolte nel progetto ultimato e oggi festeggiato.

In tutta questa confusione, in tutti questi momenti di celebrazione non c’e’ però un solo attimo in cui io non scalpiti al pensiero di tornare da quel bambino e dai suoi compagni per ricominciare a sentirli storpiare la parola con cui li ho definiti, per riprendere a inseguirci con l’indice alzato urlando al cielo la gioia del momento e l’esplosione di tutta quella felicità che mi riempie tuttora, perché queste righe le scrivo a distanza di due mesi da quel giorno e sensazioni e immagini non sono diradate dal tempo, sono qua con me nella mia vita di tutti i giorni, belle da raccontare, ma molto più magiche se tenute dentro al mio privilegiato contenitore di istinti e sentimenti.
La fortuna di essere stato lì mi sembra centinaia di volte più grande delle tante cose belle che succedono nella vita di ogni giorno e che forse oggi sono più facili da apprezzare, proprio perché tutti quei Bambolotti ora sono una parte indelebile dei miei istinti e dei miei sentimenti."

Federico Zanella



Il volontario Federico con alcuni dei bambini di Maxixe

Il taglio del nastro durante la cerimonia d'inaugurazione del pozzo

I dipendenti di Cameron in Mozambico nelle vesti di volontari di 'aiutare i bambini'