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ZANZIBAR: “Aiutare chi ha bisogno dà molto di più a chi dona che a chi riceve”

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Lucia Dugaro, volontaria di “aiutare i bambini”, nel febbraio 2010 si è recata a Zanzibar per un viaggio di turismo responsabile e ha visitato i progetti che la Fondazione sostiene a Jambiani, Charawe e Mwendawima.

"Stone Town mi è apparsa subito la città più malandata che avessi visto in Africa, caotica più che mai a causa dei numerosi generatori di corrente (l’isola è stata sprovvista di elettricità per tutto il mese di febbraio a causa della rottura di un cavo sottomarino che porta la corrente dalla Tanzania). Con un pulmino di altri tempi arriviamo finalmente a Jambiani; conosco Juma, responsabile locale, mediatore culturale e “mia guida”, la dolce Umanzi e mi sistemo a Mumbahouse, il mio alloggio proprio davanti a un meraviglioso Oceano Indiano.

Ho capito subito che a Jambiani sarei stata bene: è un villaggio che ha conservato la sua autenticità, la sua bellezza naturale, le persone sono semplici e gentili, sorridono e salutano sempre, vivono in semplici capanne con il pavimento di terra battuta con povere cose, cucinano i loro pasti per terra in un angolo della casa. Vivono di agricoltura di sussistenza e di pesca, e anche le donne lavorano tutto il giorno raccogliendo alghe e legna, cucinando e crescendo i loro figli. Le donne zanzibarine sono stupende, forti ed instancabili.

Nel pomeriggio c'è la bassa marea, ci sono tanti bambini che giocano sulla spiaggia, con giochi costruiti da loro. La sera verrà presto e così anche il buio, ci faremo luce con pile e candele…

Con Juma siamo andati a visitare una scuola, abbiamo portato del materiale per i bambini, loro ci hanno accolto con grida, sorrisi e strette di mano; è stato per me un momento molto emozionante, mi hanno mostrato tutti i loro lavori e i giocattoli. Nella parte nuova le aule sono spaziose, luminose, le pareti sono state decorate con bellissime pitture e disegni, anche questi fatti in parte da volontari della Fondazione “aiutare i bambini”.

Lungo la strada di Paje ho potuto visitare la scuola di Kitogani, una scuola di formazione per gli insegnanti sostenuti dalla Fondazione e da WHY. Poi abbiamo proseguito per Charawe, con la Jeep abbiamo percorso 10 Km di pista sterrata e accidentata.
“aiutare i bambini” e WHY hanno fatto molto in questo villaggio: hanno costruito la scuola elementare e l'asilo, hanno comprato le stoffe per fare le divise, acquistato magliette da utilizzare durante i momenti di gioco, hanno provveduto ad assicurare il pranzo e le merende, hanno acquistato il materiale per la didattica e provvedono alle visite mediche in modo da evitare che semplici malattie degenerino.

Sono rimasta molto colpita da questo posto, vedevo la miseria dappertutto. Ho visto al centro del paese un solo pozzo, malandato, scoperto, con altissimo rischio di inquinamento: a Charawe non c'è acqua potabile, la cattiva qualità dell'acqua facilita la diffusione della malaria e del colera. Per risolvere il problema della mancanza di acqua, la Fondazione "aiutare i bambini" ha costruito un acquedotto a favore della zona sud di Jambiani.

A Charawe le persone vanno in città a fare le provviste attraversando la bassa marea a piedi o in bicicletta (i più fortunati) per raggiungere le barche. Non ci sono nemmeno i dalla-dalla, i mezzi di trasporto più economici. Qui si vive prevalentemente di pesca, agricoltura e sussistenza, le donne raccolgono e puliscono le alghe per poi mandarle ai grandi mercati. Ho pensato che questa gente e questi bambini avessero veramente bisogno di aiuto.

La seconda settimana l'ho trascorsa con i bambini di Mwendawima e Kikadini. Prima di partire mi sono chiesta che tipo di contributo avrei dato a questi bambini, se sarei riuscita a comunicare con loro, data la mia poca esperienza con bambini piccoli, ma è stato sufficiente davvero poco tempo, mi è bastato sedermi in mezzo a loro e subito abbiamo cominciato a giocare: abbiamo costruito fiori di carta, fatto disegni, insieme alle maestre mi hanno insegnato molte parole e a contare in swahili.
I bambini sono vivaci, allegri e contenti solo perchè tu sei lì e stai giocando con loro. Non si aspettano null’altro…
L'ultimo giorno sono passata per i saluti, hanno cantato per me e ho dovuto trattenere le lacrime: questo significa che quando diamo un contributo anche piccolo a chi ha bisogno, è di più quello che riceviamo noi stessi.

E' stato un viaggio che mi ha arricchita molto e mi ha permesso di conoscere persone meravigliose che lavorano quotidianamente per chi soffre e per chi è meno fortunato."

Lucia Dugaro



Lucia con alcuni dei bambini che ha incontrato durante la sua visita ai progetti di Zanzibar

Un gruppo di bambini zanzibarini