ECUADOR: “La quotidianità ci fa dimenticare quanto siamo fortunati”
I volontari Moreno Lipari e Luca Fenini lo scorso febbraio hanno visitato i progetti che "aiutare i bambini" sostiene a Quito e Latacunga (Ecuador).Dal diario di Moreno:
04/02/2010
Ho proprio voglia di staccare, lasciarmi alle spalle queste ultime, intense e problematiche settimane per buttarmi a capofitto in una nuova realtà, conoscere nuove persone, una cultura diversa. Ogni volta, torno da questi viaggi carico e motivato poiché, è inevitabile, veniamo sempre riassorbiti dal quotidiano e ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati: quelli che noi consideriamo problemi non sono realmente tali ma qualcosa che ci creiamo noi mentre le persone che incontrerò fanno fronte a problematiche che, in un certo senso, riguardano questioni di sopravvivenza o, quanto meno, condizioni di vita dignitose.
06/02/2010
Arrivati al Centro, ci viene mostrato dove alloggeremo: c’è una camera con due letti ed un bagno. A fianco, la cucina. Questi ambienti, così come tutta la struttura, sono in buone condizioni. Dopodiché ceniamo e conosciamo Suor Lucia e Suor Mariangela. Ci informiamo sulle attività e scopriamo che la mensa, la domenica, è chiusa. Parlando, veniamo a sapere che lo stipendio degli ecuadoregni va da 30-40 dollari a 100-120 dollari al mese per i più fortunati. Oltre all’importo esiguo, il principale problema è la totale mancanza di diritti.
08/02/2010
Oggi è stato il giorno tanto atteso: siamo andati al Centro per dare una mano ed incontrare i bimbi. Ma andiamo con ordine…
Sveglia alle 06:10 per partecipare alla celebrazione con lettura delle Lodi. Anche questo mi riempie di gioia: mi permette di rivivere un po’ di vita spirituale che, sovente, non riesco a coltivare come vorrei.
Dopo Messa, con Suor Franca, guardiamo il materiale per l’adozione a distanza e le diamo alcune spiegazioni e suggerimenti per gestire al meglio l’attività. I bambini che fanno parte del progetto di adozione a distanza sono 18 e sono stati scelti fra i più poveri e coloro che frequentano assiduamente il Centro.
Nessuno sa di far parte di un progetto di adozione poiché, altrimenti, c’era il rischio che i genitori venissero “a battere cassa”. E’ un problema che ho riscontrato anche l’anno scorso in Moldova. Per raccogliere le informazioni e le foto, hanno dovuto coinvolgere tutti i bambini per non creare sospetti.
Al Centro (per fortuna!), ci sono tante persone che danno una mano poiché ce n’è veramente bisogno: oltre a preparare da mangiare, c’è da sistemare tutti i locali (comedor, aule…) Io e Luca diamo una mano come possiamo, a seconda di cosa c’è da fare: sto un’oretta con dei bambini che devono fare dei compiti e, poi, insieme a Luca e Suor Franca, sistemiamo dei medicinali che sono stati regalati al Centro.
Verso le 12:00, c’è il primo turno della mensa per una ventina di anziani poveri ed i bambini che non vanno a scuola. Dopodiché era il turno di coloro che venivano da scuola: è arrivata una fiumana di bambini, di diverse età, con la loro divisa scolastica… Subito dopo pranzo, siamo andati in uno spiazzo recintato dove, giocando, io e Luca abbiamo rotto il ghiaccio… cavoli! Com’è semplice relazionarsi con i bambini… e come ti si affezionano! Forse perché ricercano affetto ed attenzioni che i genitori non possono dare loro.
Verso le 14:30, tutti i bambini sono stati divisi in varie classi per fare i compiti e, magicamente, sono diventato un “profe”. Nella mia aula erano una decina e tutti chiedevano qualcosa: di seguirli mentre copiavano, un suggerimento per fare una frase, un disegno…
Prima di andare a casa, ai bambini è stata distribuita la merenda e poi andavano via: era emozionante come, solo dopo poche ore di conoscenza, ti salutavano abbracciandoti o ti dicevano: "Hasta manana" (a domani).
Eravamo veramente distrutti ma soddisfatti e felici di avere dei piccoli amici che ci attendono domani e, anche noi, non vediamo l’ora di rincontrarli.
10/02/2010
Questa mattina c’erano solo due bambini. Io ne ho aiutato uno in matematica o, meglio, mi sono fatto spiegare da lui cosa stava facendo per poterlo seguire.
Ho anche passato un po’ di tempo con gli anziani… che teneri che erano ! Anche loro erano contenti dell’attenzione che ponevamo loro nonostante fosse molto difficile capire cosa dicessero.
Dopo pranzo, siamo scesi nello spiazzo recintato per giocare: abbiamo giocato a coquito (ce l’hai) e poi abbiamo fatto fare l’aeroplano ai più piccoli. Ormai, ci sono i nostri afecionados che vogliono giocare solo con noi!
Queste sono state le ultime ore trascorse con i bimbi e loro ne erano coscienti: quando qualcuno mi si avvicinava per abbracciarmi o saltarmi al collo, mi veniva un nodo alla gola che mi toglieva il respiro.
Domani dobbiamo trasferirci a Latacunga dove ci aspettano altre avventure.
11/02/2010
Oggi ci trasferiamo a Latacunga, nella regione del Cotopaxi, a circa 110 km a sud di Quito; il Centro San Nicolas dista una mezzoretta da Latacunga e si trova sulle montagne ad ovest.
Arrivati al Centro, finalmente conosciamo Adriana Piovanelli (il marito, Peppo, invece, è in Bolivia e Perù e tornerà a fine mese) e Cinzia e Gabriele, i due civilisti attuali. A sorpresa, scopriamo anche che c’è Lorenzo, un volontario di Firenze della Fondazione che è da tre mesi in giro per il Sudamerica. Che coincidenza! Dovevo offrirgli un caffè per un favore lavorativo che mi aveva fatto e glielo offrirò in Ecuador!
Dopo un rapido pranzo, ci siamo messi subito al lavoro: ho fatto un po’ di corvé (e qui, di roba da lavare ce n’è) dopodiché abbiamo affiancato mastro José, che si occupa dei lavori del Centro.
Dopodiché, Gabriele ci fa fare un giro del Centro e ci spiega che ci sono i ragazzi (circa 45) del laboratorio di falegnameria che, a turno, si occupano anche dell’orto e poi ci sono 5-6 operai che svolgono diverse mansioni. Inoltre, ci sono i ragazzi della cooperativa che producono lavori in legno (soprattutto arredi sacri).
Prima di cena, facciamo due chiacchiere con Adriana e ci spiega che hanno un problema di “successione” perché loro, i Piovanelli, potranno andare avanti pochi anni e non c’è, da parte della popolazione locale una volontà di continuare autonomamente l’opera: molte delle persone che girano attorno al Centro, come tutti, desiderano andare in Spagna o a Quito.
12/02/2010
E’ solo un giorno che sono qua ma mi piace parecchio nonostante il tanto lavoro fisico che mi fa rimpiangere il mio “comodo” lavoro.
Dopo colazione, i ragazzi si dividono in gruppi per fare i vari lavori: chi pulisce il comedor, ci va nell’orto e chi fa le pulizie.
Io e Gabriele siamo andati in giro per i monti a trovare i majorciti (anziani che vivono in condizioni di povertà). Le persone vivono in diversi barrio, le nostre borgate, c’è molta collaborazione fra gli abitanti dei barrio e si aiutano per costruire delle case o fare dei sistemi di irrigazione per i campi. Visitiamo diversi anziani, tutti oltre gli 80 anni, generalmente soli e Gabriele si informa delle loro necessità e delle loro condizioni di salute e, poi, riporta tutto in un quaderno dove c’è una scheda per ogni anziano.
Ritorniamo al centro e diamo una mano a mastro José a riempire delle buche mentre, dopo pranzo, gli do una mano per posare i tubi per un sistema di irrigazione.
Che forte che è mastro José: gran lavoratore, simpatico e scherzoso. Passiamo tutto il pomeriggio a lavorare ma il tempo, veramente, vola.
Qui è difficile trovare del tempo per se stessi: c’è sempre qualcosa da spostare, un mezzo da scaricare, stare con i ragazzi, fare delle commissioni.
13/02/2010
I ragazzi del laboratorio di falegnameria hanno delle giornate intensissime: sono divisi in 3 corsi ed hanno lezione dalle 07:15 fino alle 18:00 (con pause, ovviamente…) per cinque giorni alla settimana; molte sono le ore di pratica. Come detto, però, si occupano anche di alcune mansioni del Centro.
Omar mi fa vedere il dispensario che hanno creato da poco più di un anno: hanno delle medicine di base e, ogni sabato, aprono per fare dei piccoli consulti (mal di gola, di pancia, colpi presi dalle bestie sono i problemi abituali…). Ci sono anche degli ospedali ma i commenti che sento non sono positivi.
15/02/2010
Già lo so! Qui ci lascerò un pezzo di cuore. Era molto tempo che non vivevo giornate più piene e ricche di senso di queste!
Io e Luca affianchiamo mastro José che ci affida lo scavo di un fossato per far passare dei tubi. Mastro José è sempre all’opera, non si ferma mai un momento e sembra non sentire la fatica.
Per finire in bellezza la giornata, vado, con Omar e Gabriele a scaricare 6 travi di 9 metri dal peso valutato in circa 200 kg cadauno.
Stasera ho parlato con Adriana riguardo alla richiesta fatta alla Fondazione anche se è il Peppo che conosce meglio la situazione. In ogni caso, la decina di famiglie a cui verrà portata l’acqua sono state scelte in base alle indicazioni dei barri. Ogni barrio ha un direttivo, costituito da un presidente, un vice ed un tesoriere, che dirige la comunità. La carica è rinnovabile al massimo per un anno. E’ questo direttivo, eletto su base democratica, che definisce le urgenze. I lavori comunitari si chiamano mingue ed ogni famiglia deve contribuire con almeno una persona, anche un adolescente, pena una multa.
Ritornando al progetto presentato, l’acqua non verrà portata direttamente nelle case ma nei cortili e, senz’altro, potrà essere utilizzata dai vicini. Per quanto riguarda la manutenzione, ci sono già delle persone apposite che si occupano di questa funzione:l’acqua è considerata vitale!
18/02/2010
Questa mattina, con Omar, ho visitato alcune famiglie che hanno beneficiato delle case del Peppo, alcune delle quali fanno parte anche del progetto sostenuto dalla Fondazione.
Siamo stati sulle montagne a nord-est del Centro spingendoci fino a quasi 4.000 metri slm percorrendo dei tratti di strada molto disagiati e fermandoci sovente per far passare i vari piccoli greggi o mandrie con le quali si spostavano anche asini, maiali e lama domestici; parecchie case hanno un rubinetto nel cortile che porta acqua dalle sorgenti di montagna.
Il problema è che, a volte, le tubature si rompono per cui rimangono senz’acqua fino a quando non viene riparato il danno. Si è, quindi, costretti, come coloro che non hanno un rubinetto in cortile, ad andare fino ai ruscelli per prendere l’acqua che viene usata per tutto, in ultimo l’igiene personale. L’acqua stagnante e non filtrata è causa di malattie intestinali.
E’ qui che si concretizza il progetto della Fondazione tramite l’opera del Centro San Nicolas: si realizzeranno delle nuove condutture e dei pozzi che possono dare un po’ più di autonomia alle famiglie, soprattutto in caso di guasti.
19/02/2010
Ho chiesto chiarimenti ad Adriana circa il progetto poiché avevo dei dubbi riguardo alle tubature. In pratica, ogni barrio ha una vasca comune dove arriva l’acqua intubata direttamente alla sorgente (per cui l’acqua non è filtrata ma è abbastanza pulita). Gli abitanti del barrio possono chiedere di allacciarsi a questa vasca e le tubature serviranno a questo; inoltre, saranno più grosse e più resistenti di quelle normalmente utilizzate.
E poi… è arrivato il momento dell’addio (ma, spero, dell’arrivederci). Ho salutato la moglie ed i figli e poi mi sono avvicinato a José: ci siamo abbracciati stretti stretti e ci siamo messi a piangere e singhiozzare come due bambini.
Dedico questa giornata a tutti gli José del mondo che, con il loro lavoro e la loro bontà, rendono migliore il nostro pianeta.
La mia esperienza qui, più che positiva, è finita ed è la prima volta che vorrei ritornare, a breve, nello stesso progetto.





