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INDIA: Natale a Tirupur

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A dicembre la volontaria Ornella Solimene ha vissuto un’esperienza di volontariato presso il Centro Ecopark, nella cittadina di Tirupur, nello stato del Tamil Nadu, "capitale del tessile" indiana. Ornella ha vissuto momenti intensi e ha deciso di trascorrere il Natale con i bambini del Centro.
Ecco il suo racconto:

6 e 7 Dicembre
Altro spostamento in avanti delle lancette di un’altra ora e 30, lunga attesa del volo per Coimbatore e all’uscita dell’aeroporto non c’è bisogno di cartello perché Mary mi riconosca: sono l’unica straniera. Incomincio subito a sommergere Mary di domande, mentre andiamo verso Tirupur, mentre prendiamo un caffé, mentre andiamo a fare un po’ di spesa, mentre siamo negli uffici di Save.  Lo staff è al lavoro, sono prevalentemente donne, mi vengono presentate tutte, i nomi mi sembrano complicatissimi da memorizzare, forse anche perché incomincio a sentire la stanchezza.  Mary si accorge che incomincio a perdere colpi e mi porta a Eco Park. Il posto mi sembra subito molto bello, lontano dal rumore assordante della città, in aperta campagna. I bambini sono ancora a scuola, Mary mi accompagna in un primo giro del parco, mi mostra la mia camera spartana che mi piace subito e alle 15 mi lascia per tornare in ufficio. Io sono troppo eccitata per riposarmi e aspetto il ritorno dei bambini dalla scuola. Non arrivano insieme perché frequentano scuole diverse, ma li vedo arrivare a gruppi con le loro divise scolastiche. Sono subito molto curiosi, per circa cento volte devo ripetere il mio nome, tutti mi dicono il loro: come farò a ricordarli tutti? Alle 17 sento che è arrivato il momento di andare a riposare. Ho bisogno di dormire. E quello che succede dopo bisogna raccontarlo, perché credo che sia molto divertente.

Vado in camera, punto la sveglia e mi addormento.
Suona la sveglia, mi sembra di avere dormito pochissimo, ma mi alzo, mi lavo, mi vesto e scendo a prendere un caffé. E’ ancora buio, ci sono le stelle, sento i bambini giocare… Mi sfiorano due domande: come mai il sole sorge così tardi e perché i bambini non sono ancora a scuola, visto che sono già le 8? Poiché non so rispondermi, vado nel loro edificio e li trovo tutti seduti in fila, le femmine da una parte, i maschi dall’altra. Un boato mi accoglie: Good Evening, madam! Io borbotto qualcosa sul fatto che si dice Good morning, ma per fortuna non sanno l’inglese. Pradeepkumar, che sarà il mio interprete per 20 giorni, mi chiede se voglio raccontare una storia,
 “ visto che c’è ancora un’ora”. Può darsi che questa mattina i bambini vadano a scuola alle 9, mi dico, mentre il cielo diventa sempre più buio. Mentre Pradeep traduce in simultanea, incomincio a raccontare Biancaneve e i sette nani. Per essere più convincente interpreto tutti i personaggi: Biancaneve, la strega, lo specchio, il cacciatore, i nani ( uno per uno ), la mela avvelenata, Biancaneve morta, il principe… i bambini si divertono, ridono alle mie imitazioni. Il tutto dura un’ora e alla fine della storia Pradeep annuncia: “Bene, sono le 9,30…è ora di andare a dormire”.
In un attimo di pura gioia mi è tutto chiaro: il buio, le stelle, i grilli, i bambini. Ho puntato la sveglia alle 8, ma la sveglia non sapeva che io intendevo di mattina, è giustamente suonata tre ore dopo che ero andata a dormire! Abbraccio tutti, ritorno in camera e quasi svengo sul letto ridendo da sola.

8 Dicembre
Ho capito che non è necessario mettere la sveglia. Alle 5,30 100 bambini, dai 4 ai 16 anni, si svegliano, vanno a lavarsi passando sotto il mio balcone, studiano per due ore, fanno colazione e si preparano per andare a scuola. Quelli che frequentano le scuole più vicine ( due chilometri ), si avviano a piedi, gli altri che frequentano le classi superiori aspettano il pulmino di Save, sempre sotto il mio balcone! Scendo a fare colazione con Pradeep, io un caffé con i biscotti, lui un piatto colmo di riso che rimescola con la mano destra. Mary arriva a prendermi alle 8,30 in moto. Anche se indosso una gonna lunga, mettendomi a cavalcioni mi si vedono le caviglie, quindi allungo la gonna e si parte. Quindici chilometri di buche e, lasciata la campagna, di traffico caotico. Non posso aggrapparmi a lei perché soffre il solletico, niente casco perché fa caldo, non si frena mai perché si perde il ritmo e ci si affida a Dio. Non so come, arriviamo in ufficio, dove dopo la preghiera Mary mi illustra con molti particolari le attività di Save. Lo staff è molto cordiale nei miei confronti e anche se loro parlano solo tamil è molto facile entrare subito in sintonia. Faccio una lunga chiacchierata con Mr. Aloysius che mi piace immediatamente. Mi racconta come ha iniziato la sua attività, le difficoltà che incontra, i suoi progetti per il futuro. Mr. Aloysius parla un inglese molto fluente, con una pronuncia molto indiana e in alcuni momenti faccio fatica a capirlo. Non è che mi sta distraendo il suo bel viso?
Nel pomeriggio ancora in moto, questa volta con Pradeep, al centro commerciale. Ho raccolto a Milano 200 euro per i bambini di Eco Park e su indicazione del personale del parco, dobbiamo comprare degli utensili per la cucina: pentoloni per il riso, caraffe per l’acqua ecc. La scelta, la contrattazione e l’acquisto dura ore e alle 18 carichiamo tutto su un autorisciò e torniamo in ufficio, dove lasciamo il materiale. Aloysius si offre di accompagnarmi a Eco Park in macchina, ma oramai è iniziato il mio sodalizio con Pradeep. Si ritorna a Eco Park in moto e, solo per oggi, a occhi chiusi. E’ ora di cena per i bambini: è presente uno “sponsor”, che festeggia l’anniversario del matrimonio offrendo la cena ai bambini. Noi “grandi” mangiamo dopo di loro: seduti per terra, riso, cipolle e curd servito su una foglia di banano. Poi grande competizione di skipping (salto con la corda) e alle 21,30 a dormire.

10 Dicembre
Oggi è una giornata importante. Save ha organizzato una “catena umana” in occasione della giornata mondiale della proclamazione dei diritti dell’uomo. Partecipano tutti i bambini dei “Bridge centers”, le insegnanti, i volontari. Sono circondata da donne e bambini, ognuno con un cartello in mano. I bambini hanno preparato degli spettacoli di strada che rappresentano la loro condizione di sfruttati (molti di loro sono stati usati nel lavoro minorile in fabbrica) e la cecità del mondo che li circonda. E’ molto bello stare insieme a loro, mi sento parte di un gruppo anche se la mia pelle è di colore diverso e sono una privilegiata. Tutti però mi accolgono con le braccia aperte. La manifestazione dura tutta la mattinata, tra l’indifferenza della gente, e termina con un pranzo collettivo. Io però continuo con Pradeep il mio giro delle fabbriche: altre tre nel pomeriggio, però purtroppo senza risultato. Pradeep mi dice che ci fanno entrare solo perché inizialmente pensano che sia una “compratrice”, buyer, altrimenti forse non lo farebbero neanche entrare. In effetti Titupur non è una città che un turista oserebbe visitare: oltre a essere brutta e a non esserci nulla da vedere, è sorta principalmente come città del tessile. Ci sono migliaia di aziende, piccole e grandi, che producono soprattutto per compratori stranieri. Dove trovare una mano d’opera che costa così poco? Di ritorno in ufficio, aiuto Mary a cercare dei voli per il Bangladesh, dove dovrà andare il mese prossimo, rifiuto gentilmente l’offerta di Aloysius di tornare a Eco Park in macchina (non rinuncerai mai alla “ mia moto”) e nel solito traffico infernale ritorniamo a casa. Sulla via del ritorno ci partono le luci della moto, meccanico d’emergenza, le luci ritornano, dopo un chilometro ripartono. E’ buio, strade sconnesse, buche ovunque, in campagna non ci sono lampioni, ma il mio simpatico Pradeep sa sempre come cavarsela: cellulare in bocca, la sua luce ci guida per 10 chilometri fino a casa! Devo dire che mi sto proprio divertendo. Arrivare sani e salvi alla fine della giornata è davvero un’impresa! Stasera con i bambini prove di canto generale, in tamil. Io mi posiziono nel gruppo delle “bambine” e faccio parte del coro. Basta urlare un po’ e me la cavo benissimo. I bambini si stanno abituando alla mia presenza, mi stanno attaccati il più possibile e io ormai sono innamorata di loro. Mi prendono in giro per il mio modo di mettere sempre le mani nei capelli e non vanno a letto finché non mi esibisco un’ultima volta. Lo chiamano il mio hair style !

11 Dicembre
Questa mattina, mentre stiamo andando in ufficio, la moto si ferma improvvisamente, in aperta campagna. Un chilometro a piedi e poi, miracolosamente, riparte. In ufficio si divertono a sentirmi raccontare le nostre vicissitudini con il nostro mezzo di trasporto. Per tutta la giornata entriamo e usciamo da fabbriche che, per lo più, ci ignorano. Oggi però sono una persona famosa: la mia foto, insieme alle donne della “catena umana” sono apparse in due giornali locali! Mentre ritorniamo in ufficio, di nuovo la moto si ferma , quindi un altro chilometro a piedi. Cambiamo moto, ma anche questa è senza luci: altra avventura per ritornare a Eco Park, che ormai per me è diventato un vero paradiso e un rifugio dal rumore assordante della città. I bambini, poi, sono sempre più affettuosi nei miei confronti. Li osservo spesso mentre sono occupati nei loro semplici giochi, o mentre ripetono ad alta voce la lezione per il giorno dopo e quando si accorgono di essere osservati, la bocca si schiude in un sorriso luminoso e gli enormi occhi neri brillano di gioia. Provo verso di loro una enorme tenerezza, che non è istinto materno ( non l’ho mai avuto ), ma il desiderio di stringerli in un abbraccio universale. Quando mi guardo intorno, in Occidente, non vedo altro che insoddisfazione. Ognuno di noi sta pagando un prezzo molto alto per appartenere alla metà privilegiata del mondo. La prima volta che venni in India, molti anni fa, imparai, davanti a una pira che bruciava, quanto fossero effimeri i nostri bisogni e come nascondessero in realtà la frustrazione di vivere desiderando sempre di più cose di cui non abbiamo in realtà bisogno. Davanti a questi bambini, che sono i fortunati tra gli sfortunati del mondo, sono ancora più consapevole che quando non hai nulla, quel poco che hai diventa un bene prezioso. Rivedo ora, con gli occhi della memoria, tutti loro e mi mancano terribilmente.

12 e 13 Dicembre
La mattina è dedicata alle lezioni di inglese, tutti insieme, non appassionatamente, ma disperatamente! Mentre io sono esausta e vorrei solo sdraiarmi per terra, mi tirano da tutte le parti: chi vuole ballare, chi saltare alla corda, chi giocare con il pallone che ho portato dall’Italia. Imploro pietà e riesco a rifugiarmi in camera per riposare, ma dura poco: mi ributto nei giochi e arrivo alla sera che sono uno straccio. Alcuni di loro, per tutta la giornata, hanno partecipato a un workshop di cultura tamil, con un insegnante mandato da Save. Preparano uno spettacolo per domani, la giornata dei familiari.
Questa notte ha piovuto e una mucca insonne mi ha tenuta sveglia per ore. Alle 1 incomincia ad arrivare qualche madre, o padre, o fratello, o nonna dei bambini. Alcuni di loro hanno viaggiato per ore, non sono molti perché molti bambini non hanno familiari che li vengano a trovare. L’incontro si svolge una volta al mese e Mary mi presenta a tutti. Hanno portato con loro il cibo per fare un picnic sull’erba con i loro figli, alcuni di loro chiedendo un prestito per arrivare fino a lì. Prima del pranzo si svolge lo spettacolo a cui molti bambini si sono dedicati con passione per ore. Poi l’erba di Eco Park si ricopre di coperte, vengono aperti i panieri ed escono ciotole per il riso, thermos di bibite e tutte quelle piccantissime “leccornie” in sacchetti di plastica il cui solo odore speziato mi fa svenire. Ebbene sì, lo ammetto: tanto amo l’India, tanto non sopporto la sua cucina! Le cuoche di Eco Park e dell’ufficio di Save diventano matte con me. Mangio solo frutta che compro a Tirupur e dosa (sottilissima cialda di farina di lenticchie) e si sono lamentate con Aloysius perché mangio troppo poco. Aloysius mi ha detto ridendo che è l’unica lamentela che ha ricevuto su di me.
La serata passa a….correggere le tabelline ( 2x1=2, 2x3=6 ecc ), mentre la cuoca prepara quintali di puri ( frittelle piatte che si gonfiano friggendo) e chapati ( pane non lievitato) offerti dallo sponsor di questa sera. Con il puri non mi faccio pregare: finalmente la cuoca è contenta di me! Ancora un’ora di giochi e poi mi trascino in camera.

14 e 15 Dicembre
Questa mattina Pradeep è ammalato, i bambini non vanno a scuola perché devono preparare l’esame di tamil e io vado in ufficio con il pulmino di Save, che mi viene a prendere alle 10,30.
Assisto a un convegno regionale di donne, chiaramente tutto in lingua tamil. Le donne sono centinaia e centinaia, tutte bellissime nei loro sari colorati. Tutte sono incuriosite dalla mia presenza ed è un peccato che io non capisca niente di quello che dicono i relatori. In ufficio Aloysius mi spiega che queste donne fanno parte del progetto di microcredito, generalmente abusate dalla famiglia e dai mariti, cosa molto comune in India. Se qui una donna si ribella, viene considerata male, mentre è normale per un uomo lasciare la famiglia e crearsene un’altra. Infatti molti dei padri dei bambini di Eco Park, laddove ce ne siano, hanno abbandonato la moglie e i figli in situazioni di totale indigenza. Nel pomeriggio correggo a computer le schede dei bambini e in serata mi riportano a casa. Non vedevo l’ora!

Anche oggi passo la giornata in ufficio a computer. Le schede sono tante e l’inglese in cui sono scritte è tutto da rifare. Il tormento sono però le zanzare, che evidente prediligono il sangue di donna bianca: le mie amiche indiane sembrano infatti immuni dai morsi. Per fortuna arriva Pradeep a salvarmi: dobbiamo andare a comprare 90 paia di ciabatte per i bambini e lo shopping ci impegna per più di due ore. Il ritorno a Eco Park è da film: carichi di un sacco enorme, in equilibri precario, sempre senza luci, ancora una volta arriviamo per grazia di dio, non si sa come. Stasera gli “sponsor” della cena appartengono alla media borghesia induista. Una volta al mese, con l’assenza di luna, offrono la cena ai bambini e a servirli, perché è di buon auspicio. Quando gli ospiti ci lasciano, si procede alla distribuzione delle ciabatte: anche se sono di qualche numero in più, servono per quando crescono. Le usano così poco che non c’è pericolo che si consumino! Il costo delle ciabatte è stato di 30 euro, quanto spenderei per una notte a Bombay!

16 e 17 Dicembre
Stasera prima di cena lezione di inglese ai bambini più grandi, che domani hanno l’esame. E prima di andare a dormire mi siedo in mezzo a loro per il feedback della giornata: raccontano i problemi della giornata, decidono i compiti del giorno dopo e a me sembra quasi di incominciare a capire la loro lingua cantilenante.
Anche questa mattina la sveglia è inevitabilmente alle 5. Provate a immaginare 100 bambini che si svegliano, si vanno a lavare, si preparano per la scuola, tutti quasi sotto la tua finestra: come mi sentirò sola quando me ne andrò!
In mattinata vado a visitare le tre scuole che frequentano i bambini. Nella scuola elementare le classi sono stracolme, i bambini sono tutti seduti per terra e studiano in piccoli gruppi. I miei piccoli di Eco Park sono orgogliosi che io sia lì, possono dire ai loro compagni che io vivo con loro. Sia alle elementari che nella scuola superiore nessuno degli insegnanti e dei presidi conosce l’inglese e questo la dice lunga sul sistema educativo statale.

18 e 19 Dicembre
E’ il mio penultimo giorno qui a Echo Park, e già mi sento sola all’idea di andarmene. Questa mattina mi hanno svegliata portandomi una rosa in camera, da mettere tra i capelli. Sono tutti impegnati nelle loro mansioni del sabato: chi si occupa delle piante, chi fa il bucato. Io li guardo e mi sento triste. Quando arrivo in ufficio con Padreep, mi accoglie una sorpresa: sono tutti radunati nella sala grande per festeggiarmi, con parole di lode sulla mia presenza tra loro che mi commuovono. Sono così emozionata che abbraccio anche Mr. Aloysius, (con mio grande piacere) facendo ridere tutte le donne presenti. Ritorniamo a Echo Park e mentre aiuto i bambini nei loro compiti di scuola, in un lampo decido che non c’è motivo che me ne vada: voglio passare il Natale con loro! E’ una festività che non ho mai sopportato, se non quando ero bambina anch’io, ma questa è una occasione unica, diversa, qui Natale ha ancora un senso. Comunico a Pradeep la mia decisione e lui mi dice ridendo che aspettava da giorni che io glielo dicessi. Chiamiamo subito Mr. Aloysius per chiedergli il permesso di rimanere un’altra settimana (sembra che anche lui se lo aspettasse) e disdico l’aereo e l’albergo che avevo già prenotato a Bombay, posticipando il tutto di una settimana. Adesso mi sento proprio meglio!
I bambini accolgono la notizia con un boato di gioia: sembra quasi che anche loro se l’aspettassero. Stasera, dopo cena, grandi preparativi per lo spettacolo di Natale. Seduta per terra in mezzo a loro, non ho un centimetro libero intorno a me: hanno un bisogno tremendo di toccare e essere toccati e prima di andare a letto, tutti in fila per il bacio della buonanotte.

25 Dicembre
Finalmente è Natale. Giacinta, un’insegnante che vive a Echo park, mi impresta uno dei suoi sari. Per quanto io non sia certo grassa, la mia circonferenza toracica è maggiore di quella di Giacinta e il corpetto non mi fa quasi respirare. Però faccio la mia bella figura, anche con la mia quotidiana rosa fra i capelli. I bambini, seduti sull’erba, fanno l’elenco delle cose che più sono piaciute di me: Che ho portato un pallone dall’Italia – Che ho regalato a ognuno di loro un secchio – Che non ho mai fatto preferenze- Che abbia giocato e ballato – Che abbia raccontato le favole – Ma soprattutto come mi metto le mani fra i capelli. Alle 11 arriva Mr. Aloysius con alcuni volontari che portano i dolci. E’ il momento dello spettacolo preparato per una settimana con così tanta cura e della consegna, uno a uno, dei secchi con dipinti i loro nomi. I volontari hanno anche portato il pranzo di Natale, insieme a un Babbo Natale che viene accolto con urla di gioia. A una temperatura di oltre 30°, indossa il costume “pesante” di Santa Claus, con tanto di guanti, di cappuccio e di maschera con barba. Quando gli sollevo la maschera, scopro un viso nerissimo e, naturalmente, grondante sudore. Nel pomeriggio avviene la consegna dei vestiti regalati da Mr. Aloysius. Naturalmente sono almeno di due taglie in più, ma con qualche cucitura qua e la saranno perfetti. Intanto incominciano ad arrivare, chi in autobus chi in moto, i familiari di parte dei bambini che torneranno a casa per qualche giorno: una madre, un padre, una nonna. Chi rimane guarda con occhi tristi i compagni che se ne vanno. C’è silenzio questa sera. I bambini rimasti sono una trentina e, miracolosamente, sono tutti a guardare la televisione. La giornata di oggi è stata piena di emozioni per tutti noi. Ci aspetta un meritato riposo.

26 Dicembre
Poche righe per questa giornata che mi porterà a Bombay.
Alle 7,30 arriva la macchina che Mr. Aloysius mi ha mandato per portarmi all’aereoporto di Coimbatore. Ho il cuore gonfio di pena. I bambini mi consegnano un biglietto di Natale scritto da Pradeep:
You are our real buyer, who bought our heart and shared your precious memorable moments.
Take care. You are in our heart for ever and ever…
Scoppio in lacrime e li stringo a me in un abbraccio universale. La macchina si allontana lentamente e mentre le loro manine mi salutano.

Non è passato giorno, che non abbia pensato a loro.



Ornella Solimene a Tirupur

Bambine del Centro Ecopark

'aiutare i bambini' sostiene il Centro con le adozioni a distanza