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SUD AFRICA: “A volte è possibile cambiare una vita”

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"Casa Betania" è un centro nutrizionale per l'infanzia nella città di Oudtshoorn, in Sud Africa. “aiutare i bambini” contribuisce alla realizzazione del progetto con l'acquisto del mobilio e delle attrezzature necessarie per l'accoglienza e la nutrizione dei bambini.

Alessandra De Luca, referente dei volontari per la città di Milano, per il terzo anno consecutivo ha vissuto un’esperienza di volontariato a Oudtshoorn e ha visitato i progetti "Casa Betania" e il centro di accoglienza Huis Nazareth”con un'altra volontaria di "aiutare i bambini", Anna Guarise.

Ecco parti del suo diario:

9 agosto 2009: benvenuto al bacio
Come si può descrivere la gioia di un bambino che inizia a fidarsi di te e ti abbraccia con slancio? O la tenerezza di un primo bacio dato sulla tua guancia con delicatezza, perché uno scricciolo di due anni (che ne dimostra solo uno) inizia a volerti bene? O la felicità pura di un bambino di 6 anni nel ricevere i suoi primi vestiti nuovi di zecca tutti per lui?
E’ il mio terzo anno in Sud Africa, qui a  Oudtshoorn, presso la casa di pronta accoglienza “Huis Nazareth”. Con il passare del tempo sento crescere dentro di me il senso di ingiustizia e l’indignazione per il fatto che una popolazione intera di neri e mulatti venga tenuta ai confini delle città senza mezzi di trasporto pubblici, tra il degrado, la povertà, l’alcolismo, violenza e promiscuità, abusi sessuali e aids. Sento crescere dentro di me l’impotenza per non riuscire a cambiare tutto ciò e la paura che ciò che sto facendo non sia abbastanza.
Temo che questi bimbi che qui assisto e curo in casa famiglia non possano comunque avere una vita degna, perché la maggior parte di loro verrà rimandata nella propria famiglia di origine, che non è in grado di provvedere al loro sostentamento in maniera adeguata. Guardo le donne e gli uomini di Oudtshoorn del quartiere mulatto e vedo persone “vecchie” a 25-30 anni, con i visi disperati, infelici e brutti: le loro vite sono vite senza senso e senza speranza.

Una bimba che basta a se stessa
Abbraccio M., che ha due anni e da qualche mese sta in casa famiglia, senza che i suoi genitori siano mai venuti a trovarla (nel frattempo suo padre è stato arrestato ed è in carcere). Penso alla sua storia tremenda fatta di sporcizia, malnutrizione ed abbandono: è stata trovata in una stazione di servizio. E’ una bimba di una dolcezza e di una tenerezza infinite: da giorni si diverte con lo stesso gioco coprendosi la faccina minuscola con le sue manine delicate per poi scoprirsela ridendo, non gioca quasi mai con nulla se non con le persone o qualche oggetto comune. E’ come se bastasse a se stessa. Però ha bisogno di amore e mi viene a cercare continuamente…
E’ molto indietro: ha due anni, ma sembra una bimba di un anno. Il cuore mi si stringe ogni volta che la guardo e penso che qualcuno ha potuto non volere una creatura così accanto… io la vorrei ogni giorno della mia vita.

La magia dei vestiti nuovi
Pulisco il naso a D. cento volte al giorno per evitare che se lo pulisca sulla manica della tuta e gli preparo tutte le leccornie possibili e lui… è semplicemente felice e riconoscente. E’ arrivato in casa famiglia a piedi scalzi e con i calli di chi non ha mai portato le scarpe in vita sua, con i vestiti sporchi, bucati e puzzolenti. In una settimana ha cambiato faccia, mostrando un sorriso meraviglioso. La prima volta che gli ho dato pane tostato con una crema al cioccolato simil nutella mi ha sorriso come se gli avessi dato chissà che cosa. Ha detto “lecker!” (buono!) con una straordinaria gioia mista a sorpresa. Ho pensato ai nostri bimbi che non sanno quanto manca a tanti altri bambini al mondo. Sono scoppiata a piangere quando gli abbiamo dato i suoi primi vestitini nuovi, vedendo prima la sua timidezza nel ricevere un regalo tanto bello, poi la sua gioia pura e la sua riconoscenza nel venire ad abbracciarci.

Inglese e amore
Le mie lezioni di inglese a L. mi hanno fatto avvicinare al suo difficile mondo di bambina maltrattata e abbandonata. Ha quasi 11 anni ed è tanto difficile gestirla, ma con il passare dei giorni sembra che anche lei si stia affezionando a noi. Il suo inglese sta migliorando sorprendentemente, ci racconta fatti della sua vita e storie inventate, ci fa ridere e ride di noi. E’ una ragazzina che ha molto sofferto e a cui la vita non ha dato molte chance, ma ora sta avendo un’opportunità…

Poter cambiare una vita
Ed eccoci a C. Ora, al terzo anno che vengo qui e che la conosco, forse ho davvero la possibilità di cambiare la sua vita: i preti vogliono mandarla alla scuola elementare nel quartiere dei bianchi. Cercano qualcuno che possa sostenerne il costo… quel qualcuno sono io! Da due anni sogno di poter davvero influire sul suo futuro ed ora ne ho la possibilità reale e concreta. Forse così posso darle la possibilità di venire un giorno a studiare in Europa… Chissà!
Intanto ora tutto sembra prendere forma ed avere un senso: posso aiutarla davvero e non solo perché le insegno un po’ di inglese o le regalo un po’ di vestitini e qualche gioco. Eppure, anche in questo caso rimane sempre dentro di me il dubbio: sarà giusto mandarla in una scuola di bianchi? Ce la farà? Arriverà sana e salva alla fine delle superiori in un mondo così complicato come il Sud Africa? 

27 agosto: partenza e ricordi
 E parto ancora una volta per tornare a casa, alla mia vita. Ma la vita da due anni non è più la stessa. Ognuno di quei bambini è dentro di me. Di notte li sogno, per la strada sento dei pianti o delle risate di bambini e sempre mi viene in mente uno di loro e mi sembra di essere ancora là.
Dopo il mio ritorno a casa, Suor Adelaide mi raccontato che qualche giorno fa era in macchina con C. e le ha chiesto: “Allora cosa ti ha regalato Alessandra?”. La sua risposta è stata sorprendente: “Mi ha regalato tanto amore”. Suor Adelaide esterrefatta ha detto “Come?”, e C. con la semplicità che solo una bimba come lei può avere ha sussurrato: “Tanto amore. Lei mi ama e io la amo tanto”. Ecco. Questa è la risposta a tutto. C. con la sua purezza di bambina ha sentito quello che c’era da sentire e niente di più mentre io, presuntuosamente, ho pensato di donarle un’opportunità per il suo futuro offrendole la possibilità di andare in una buona scuola. Grazie mia piccola C.. Ringrazio Dio per averci fatto incontrare.

Volontariato, che emozione
E ringrazio Dio perché al mondo ci sono persone come Suor Marina, Suor Tereza, Suor Adelaide, Suor Jini e Suor Mini, che cercano di rendere migliori ogni giorno le vite di questi bimbi: sono donne straordinarie, illuminate dal vero dono dell’amore. Ho imparato tanto da loro. Al terzo anno posso dire che il volontariato continua a mostrarmi strade nuove, nuove emozioni, domande e dubbi continui, gioie e dolori difficili da descrivere. Di una cosa sono certa: non dimenticherò.



Alessandra con i bambini incontrati

Alessandra con i bambini incontrati

Alessandra e Anna davanti alla casa famiglia

Alessandra e Anna davanti alla casa famiglia