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BRASILE: “Un mare colorato di sorrisi, sguardi ed abbracci”

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I volontari Enrico Girardi ed Elisa Grizzanti hanno visitato dal 28 febbraio al 28 marzo il “Projeto Vida” presso l’Instituto Universal Vida a Salvador Bahia, in Brasile. Qui hanno giocato con i più piccoli, svolto lezioni e conosciuto i bambini accolti.
Ecco le loro emozioni e impressioni:

“Arriviamo all’aeroporto di Bahia nel pomeriggio di sabato 28 febbraio e scendendo le scale dell’aereo un soffio di vento caldo e umido sul viso ci fa subito capire la diversità del clima che ci accompagnerà per tutto il periodo della nostra permanenza. Ci viene a prendere con il pulmino dell’Istituto il coordinatore Vannis e nel tragitto per raggiungere la nostra destinazione ci rendiamo  conto, guardandoci intorno, di essere in una realtà difficile e piena di contrasti. Dopo un giorno di adattamento che ci ha permesso di conoscere la struttura e la zona circostante inizia il nostro viaggio nel vivo di questo progetto. 
Il nostro arrivo ha coinciso con la ripresa, dopo la pausa estiva, delle attività dell’Istituto proprio il  giorno lunedì 2 marzo. Quella mattina abbiamo aspettato con una certa emozione e inquietudine l’arrivo del primo gruppo di bambini. Arrivano un po’ alla volta, sono belli e sorridenti, incuriositi dalla nostra presenza, ci osservano e ridono. Noi dopo alcune difficoltà iniziali con la lingua portoghese ci tuffiamo in questo mare colorato di sorrisi, sguardi ed abbracci che ci accompagneranno fino alla fine e che ci faranno sentire come se fossimo sempre stati lì.
Nella stessa giornata conosciamo l’insegnante Clebia che si occupa del rinforzo scolastico, la psicopedagoga e coordinatrice didattica Eloina e l’insegnante d’informatica Debora. Nel frattempo arriva la notizia che un’operatrice del centro impiegata nel lavoro in aula ha dovuto subire un intervento chirurgico e sarà assente per almeno un mese.
Noi, previo assenso dei responsabili e degli operatori, ci inseriamo immediatamente nelle attività dell’Istituto sin dal primo giorno.
Insieme all’insegnante Clebia ci rendiamo conto che possiamo dare una mano anche nel rinforzo scolastico. Ci sono molti bambini che frequentano le prime classi equivalenti alle nostre elementari e quindi siamo in grado di seguirli e aiutarli nello svolgimento della maggior parte dei compiti ed esercizi. Alcuni di loro, anche i più grandi di età, hanno una preparazione scolastica molto approssimativa con grosse difficoltà addirittura nella lettura, scrittura e nella copiatura di testi semplici; c’è addirittura chi non sa scrivere neanche il proprio nome. Durante questa attività, che si svolge tutte le mattine e tutti i pomeriggi, c’è anche la necessità di seguire e tenere occupati i bambini, soprattutto i più piccoli, organizzando giochi vari, esercizi didattici, figure da colorare, canzoni da cantare. In questo ambito abbiamo tenuto alcune simpatiche lezioni di lingua italiana molto gradite e spesso richieste dai bambini.
La nostra collaborazione e partecipazione si estende anche alle attività fisiche e sportive curate in massima parte dall’insegnante Zambi, maestro e titolare della scuola UNICAR di Capoeira, molto amato ed ascoltato dai bambini nonché a quelle ricreative dove organizziamo nuovi giochi molto graditi. Queste attività si svolgono negli spazi interni ed esterni dell’Istituto o nella spiaggia adiacente o nei campi sportivi presenti nelle vicinanze.
Per tutto ciò sono necessari un controllo e un’attenzione particolari per l’incolumità dei bambini vista l’esuberanza fisica e di movimento che inevitabilmente hanno.
Nei campi più specifici che ci riguardano collaboriamo con l’insegnante di informatica e organizziamo lezioni di educazione sanitaria su determinati temi.
Per l’aspetto dell’educazione sanitaria prepariamo e svolgiamo una lezione sull’igiene dei denti e della bocca, sull’igiene delle mani e sulla cura del corpo in generale che, oltre a dare un apporto informativo e di conoscenza, ha visto il coinvolgimento dei bambini che hanno partecipato alla scelta dei materiali e alla costruzione degli oggetti utilizzati per la lezione.
Abbiamo inoltre collaborato ad una breve ma importante lezione sulla febbre Dengue che in questo periodo sta purtroppo avendo una crescente diffusione nel paese causando diversi morti, anche nello stato e nella città di Bahia.

Il giorno della favela. Ribattezzato così, il giorno in cui decidiamo di visitare la favela comincia quasi per caso, all’improvviso, senza nessuna preparazione, nessuna idea precisa. All’inizio è una sensazione, uno sguardo tra noi, una parola buttata lì quasi per caso “.. vogliamo andare.. adesso?.. si ora… ma non so…con chi?...come?....ok, si va.”, qualcuno che si offre di venire con noi, di accompagnarci, anzi di guidarci. Sono passate da poco le 5 del pomeriggio, le attività sono terminate, i bambini andati via.  Diciamo della nostra idea ad Elena una ragazza di 20 anni, assistente in aula nelle ore  pomeridiane, che tranquillamente si offre di accompagnarci per una visita alla favela di Pedra Furada, che lei conosce bene, nella parte nord, alla fine del quartiere di Boa Viagem dove ha sede l’Istituto. Non prevista, si unisce a noi anche la prof.ssa Clebia. Avvertiamo i responsabili del centro e ci incamminiamo verso la nostra meta. Percorriamo una strada che costeggia il mare sottostante dove sono ormeggiate molte piccole barche in un ambiente reso molto suggestivo dai colori del giorno che se ne sta andando (alle 6 di sera il sole tramonta).
Alla fine della strada una breve salita ci porta davanti ad un pozzo d’acqua che scopriamo essere utilizzata dalla comunità della favela e da buona parte del quartiere adiacente per ogni tipo di esigenza non avendo altra acqua disponibile. Alla sinistra del pozzo una piccola via che sembra chiusa e dove Elena invece ci invita a seguirla. Arrivati in fondo scopriamo con stupore che lì c’è l’ingresso della favela attraverso una stradina quasi invisibile. E da lì è come fare un viaggio con la macchina del tempo ed essere catapultati all’improvviso in un altro mondo. Attraversiamo cunicoli, stradine strettissime, scale fatiscenti, discese, salite, le abitazioni sono in qualche modo attaccate tra loro e non si riesce a distinguerne i confini e le forme. Continuiamo a seguire Elena fino a quando non cominciamo ad incontrare i primi bambini ed alcuni ci sono familiari, infatti sono proprio loro, i bambini dell’Istituto, il gruppo dei più piccoli. Quando ci vedono sembrano sorpresi quasi imbarazzati ma dopo qualche attimo ci saltano addosso con i loro sorrisi fantastici e  insieme a loro e a tutti gli altri che si accodano continuiamo il nostro giro. Elena ci porta solo nelle zone dove sono sistemate le famiglie dei bambini che frequentano il centro, molti ci riconoscono, si fermano a parlare con noi, la mamma delle gemelline ci invita ad entrare offrendoci qualcosa da bere.
Quando comincia a fare buio ripercorriamo a ritroso il percorso fatto e usciamo dalla favela.
Al ritorno siamo spesso in silenzio, ci frullano dentro una moltitudine di emozioni, di immagini, di sensazioni che difficilmente se ne andranno anche se noi vogliamo ricordarci soprattutto della gioia dei bambini per la nostra visita.
Non ci sono molte parole per descrivere la favela, ci sentiamo solo di dire che è un luogo triste ma allegro allo stesso tempo, un luogo in cui la solidarietà e lo spirito di collaborazione tra i favelados sono le basi fondamentali per andare avanti.”

Enrico ed Elisa



I volontari Enrico ed Elisa con i bambini di Salvador de Bahia

I volontari sono stati con i bambini,

li hanno aiutati a svolgere i loro compiti,

hanno organizzato lezioni di educazione sanitaria,

regalando loro l'affetto di cui spesso hanno bisogno!