TAILANDIA: in classe con i bambini delle minoranze etniche
Il progetto “Il metodo Montessori per i bambini delle minoranze etniche” intende fornire ai bambini tra i 3 e i 6 anni che appartengono alle minoranze etniche tribali del nord della Tailandia nozioni di base di lingua Tai (letta, scritta e parlata) in modo che, una volta giunti in età scolare, siano in grado di frequentare la scuola elementare come i bambini di lingua Tai. Il progetto è stato visitato nel mese di maggio dalla volontaria Patrizia Pellizzola che ci racconta:
27 Maggio 2009
“Questa mattina è cominciato il mio giro con Nam presso i kids garden che la Kohm Loy Development sta convertendo al metodo Montessori.
La prima scuola che visitiamo è la Pua Kham School, una scuola primaria del Governo thailandese. Ci accoglie il preside e comincia il nostro giro in questa scuola molto grande che ha soprattutto classi che utilizzano il classico metodo di insegnamento. Le aule "normali" sono classiche: ai banchi sono seduti i bimbi e alla lavagna la maestra spiega. I bimbi sembrano annoiati, come tutti i bambini durante una lezione, e prestano poca attenzione all'insegnante.
Finalmente arriviamo al kids garden Montessori: i bimbi - il 90% proveniente dalle Tribes Hills - non sono seduti sui banchi, ma per terra o su delle piccole seggioline a dei piccoli tavoli e indossano tutti una magliettina uguale. Le aule sono grandi, spaziose, pulite e i bimbi sono silenziosi, rilassati e ognuno impegnato a fare qualche cosa, o da solo o in gruppo. Le due maestre seguono un bimbo a testa e silenziosamente controllano e seguono ciò che il bimbo sta facendo. Gli strumenti utilizzati sono semplicissimi: cartoncini con delle lettere thai in rilievo che l'insegnante fa toccare lentamente al bimbo o ciotoline dalle quali il bimbo deve attentamente travasare con un cucchiaio delle palline colorate.
La cosa che mi colpisce è la tranquillità e l'ordine che regna nella classe. Nessuno urla o corre. Chi usa un 'gioco' lo ripone attentamente a posto. Naturalmente il mio ingresso nell'aula crea un attimo di agitazione tra i piccoli che però si limitano ad osservarmi curiosi. Comincio a fare delle foto. Questo li incuriosisce a qualcuno mi si avvicina.
Quando entriamo in un'altra classe, i bimbi ci accolgono con una canzoncina di ben venuto. Anche qua l'atmosfera è bella e rilassata. I bimbi sono fantastici e faccio a loro alcune foto.
Successivamente, dopo un'oretta di viaggio circa arriviamo alla Lee Pha School. Subito noto un contesto molto diverso rispetto al precedente. La scuola è appena sopra ad un piccolissimo villaggio e i bimbi sono in giardino, sento le loro voci arrivando. Una volta entrati nell'asilo mi trovo circondata da tutti questi bimbi, il cui modo di essere vestiti fa capire quanto poco abbiano le loro famiglie. La cosa bella è che quando entriamo sono tutti agitati e Nam mi spiega il motivo: nel campo di fronte hanno visto un trattore e sono tutti incuriositi da questo strano mezzo! Fanno poco caso a me, il trattore è più interessante! Dopo poco però comincio a fare delle foto e questo attira la loro attenzione. In un attimo sono circondata da tanti piccoli che vogliono farsi fotografare e poi vedere come sono venuti. E' stato molto divertente!
L'ultima nostra visita è alla Kwoai Damn School, piccola scuola inerpicata sulle colline intorno a Chang Rai. L'asilo esternamente è tutto colorato e disegnato con fiori e farfalle e dentro i bimbi stanno dormendo. Con loro ci sono due insegnanti e la Montessori training della Fondazione che quest'anno arriva dal Kenya. Anche qui la stanza è spaziosa, molto pulita e tutto intorno degli scaffali ad altezza bambino con ciotole varie ognuna con oggettini utili all'insegnamento. Tutti dormono, tranne una bimba che piange disperatamente: ha solo un anno e mezzo e i suoi genitori lavorano entrambi. E' lì con la sorellina di due anni e mezzo e pian piano, distratta anche dal nostro arrivo, smette di piangere.
Questa è l'ultima visita della giornata. Sono felice ed emozionata di tutto quello ho visto e vissuto.
28 maggio 09
Questa mattina io, Nam e Kunda, la volontaria a capo del training, siamo partite presto per raggiungere una scuola che si trova a circa 40 km da Chang Rai e che ha due classi convertite al metodo Montessori.
Arriviamo quando la lezione è appena iniziata. I bimbi ci accolgono con curiosità ma sono subito invitati dalle maestre a sedersi in un cerchio che è disegnato al centro di tutte le scuole che ho visitato fino ad ora e di cui capisco finalmente lo scopo. Dopo aver cantato una canzoncina, tutti chiudono gli occhi e aspettano che la maestra, con un leggero colpo sulla spalla, inviti ognuno a turno ad alzarsi. Ogni bimbo, ringraziando, si alza e va liberamente a scegliere il gioco che preferisce. Questi "giochi" sono il principale strumento di insegnamento del metodo Montessori e sono di svariato genere. Ognuno ha come obiettivo l'apprendimento di un concetto, o matematico, o linguistico o di uso quotidiano. Ad esempio un bimbo segue con un piccolo spillo, il contorno di un disegno, o semplicemente colora dei pallini o lavora con un materiale tipo pongo, o ritaglia e incolla dei piccoli pezzi di carta.
Quello che mi colpisce è l'attenzione e la concentrazione che ogni bimbo mette in quello che sta facendo.
A turno le maestre, seguono i bambini insegnando ad alcuni anche l'uso di nuovi "giochi". L'atmosfera è molto silenziosa e anche le maestre usano un tono molto delicato e gentile con i bimbi.
Dopo circa un'ora i bimbi, al richiamo di una campanella, sono richiamati all'attenzione ed invitati a riporre ordinatamente gli strumenti che stanno utilizzando e a sedersi nel cerchio. Loro, molto spontaneamente e ordinatamente, fanno quanto richiesto tacitamente e vanno a sedersi. Tutti insieme cantano altre canzoncine e le maestre fanno vedere i disegni fatti nel corso della lezione. Dopo, una volta che ognuno a chiuso gli occhi, nuovamente sono invitati a turno ad alzarsi e ad uscire dalla classe ed andare in giardino a giocare. Questo accade sempre in modo molto ordinato. Solo un bambino, che è lì da poco, una volta invitato ad alzarsi, comincia a correre. La maestra gli fa notare che prima di andare via, deve ringraziare allontanandosi senza correre: il bimbo ascolta e fa quanto chiesto.
Questo è il momento di ricreazione prima del pranzo e i bambini sono tutti in giardino impegnati ad innaffiare le piante che sono attorno alla scuola. Poi tutti cominciano a correre e giocare tra di loro. Io colgo l'occasione per fare delle foto che li ritrae anche in un momento di svago e alcuni sono un po’ intimiditi altri meno. Poco dopo arriva la maestra che li invita ad andare a mangiare. Tutti in fila, salutando, vanno verso la mensa.
Ce ne andiamo, contente di quanto vissuto in questa mattinata.
Una volta arrivate alla sede della Khom Loy Foundation, Nam mi porta a vedere chi si occupa della costruzione vera e propria del materiale utile all'insegnamento con il metodo Montessori. E' un signore thai, molto gentile, che taglia e lavora il legno e che rappresenta una risorsa molto importante. Prima di lui erano le maestre stesse a costruire i vari strumenti, ma il lavoro ora con lui tutto è più semplice!
Questa bellissima giornata si conclude qua, ma l'esperienza di vivere una classica mattina di scuola Montessori rimarrà sempre nella mia mente e nel mio cuore.
29 maggio 09
Infine, andiamo a vedere un ultimo asilo (Lan Kham Hut). E' un po' fuori da Chang Rai e all'interno delle colline. Arriviamo e purtroppo scopriamo che è chiuso. Ogni ultimo venerdì del mese gli insegnanti hanno degli incontri didattici e può capitare che l'asilo rimanga chiuso. Visitiamo la struttura dall'esterno e subito noto una particolare cura: i giochi in giardino (scivola, giostrina e altalene) sono tutti colorati, il giardino è molto curato e - come in tutte le scuole che ho visitato fino ad ora - ci sono tutta una serie di piantine di cui i bambini devono prendersi cura. C'è anche un piccolo spiazzo con della sabbia. Da un recinto si riesce a guardare all'interno: tutto come sempre molto pulito ed in ordine. Le strutture di questi asili che hanno aderito al progetto infatti devono seguire specifici criteri che prima di tutto permette al bimbo una buona libertà di movimento.
La libertà rappresenta infatti il caposaldo di questo metodo e tutta le strutture devono permettere al bambino di sentirsi libero e a proprio agio.”
Patrizia Pellizzola





