SERBIA: “Un appuntamento che non dimenticherò mai”
Il volontario storico Maurizio Alfano è stato in visita ai progetti che la Fondazione sostiene in Serbia: un asilo nido in un quartiere Rom di Prokuplije e il centro sanitario "Toplika" per bambini con malattie neuromuscolari.Ecco parte del suo diario:
"La mia destinazione esteriore è Prokuplje in Serbia, ai confini con il Kosovo, quella interiore è condividere ed imparare la semplicità delle cose piccole realizzate da persone grandi come tutte quelle che ho incontrato a partire da Sara, la mia compagna di viaggio, e soprattutto Anita, intorno alla quale gira la vita di circa cento bambini Rom. Proprio per visitare il centro dei bambini Rom e una Casa che accoglie bambini affetti da problemi neuromuscolari, io e Sara partiamo e raggiungiamo con pullman, treni, aerei e un’ora di macchina Prokuplje, una città segnata dalla rabbia provocata dalla guerra nei Balcani e graffiata dal dolore di aver perso ognuno qualcuno. Sono emozionato come il mio primo appuntamento che non ricordo più, mentre so che questo non lo dimenticherò mai, e così è.
Quello che m’impressiona è l’accoglienza che riceviamo fin dal primo istante perché, mentre da noi siamo spesso adusi ad un’accoglienza sorda, quella che conosceremo da lì a poco è invece un’accoglienza rumorosa, parlata, condivisa, toccata e fatta da contaminazioni, suoni e sorrisi. In una sola parola, è da subito desiderio di fratellanza e sorellanza che supera gli idioti confini geografici e mentali degli uomini. Una comunanza che supera dunque senza imbarazzo alcuno ogni barriera, proprio come faranno da lì a poco i bambini che incontriamo nel centro a loro dedicato e costruito tra due insediamenti Rom, in mezzo ai quali si apre una vasta e maleodorante discarica di rifiuti di ogni genere.
L’individuazione di questo sito non è casuale ma voluta e studiata perché, a causa delle condizioni in cui vivono i Rom, sanno che nessuno di loro si lamenterà mai, adoperando la discarica come riserva di lavoro e di cibo, nonostante si stiano ammalando per le precarie condizioni igieniche che la stessa crea a danno di tutti. Ma non hanno fatto i conti con Anita ed i suoi bambini, con il suo coraggio e le sue lacrime, nonostante viva ogni giorno e da anni questa condizione di emarginazione.
I piccoli Rom sono gioielli incastonati in una dimensione diluita dentro uno sfondo fatto di precarietà e di forte impatto umano e sociale. I loro volti sono abbaglianti per la luce che riescono nonostante tutto a trasmettere, mentre i loro occhi grandi e immensi nascondono prima un po’ di pudore per poi esplodere di gioia e contaminarti subito del loro meraviglioso verde smeraldo che impressiona ed affascina. Piccoli gioielli incastonati in bellissimi visi sporcati dal pulito delle loro minuscole coscienze, ma anche visi sporcati dalle grandi coscienze “pulite” del nostro mondo. Piccoli gioielli che, proprio perché tali, rischiano di essere venduti perché promessi in matrimonio fin da tenera età e questa è la “migliore delle vendite che ci si possa augurare per il loro bene”.
Bambini innocenti che già dal secondo giorno vissuto insieme ti rapiscono i sentimenti con estrema semplicità e tu proprio per questo vorresti essere loro ostaggio a vita. Bambini che ti abbracciano, ti sorridono, ti regalano i loro sogni e le loro speranze chiuse in delle letterine scritte al momento, ma appena alzi lo sguardo vedi lo sfondo che li fagocita, uno sfondo fatto di plastica, rifiuti, odori maleodoranti, corvi, ratti e soprattutto tonnellate di rifiuti di ogni sorta dove qualcuno di loro ogni tanto “lavora” appena i camion hanno finito di scaricare l’opulenza della città. Ogni loro volto è una storia, e ogni storia diversa ma uguale.
Come la storia del piccolo B., unica ma uguale a tante altre. Sara ed io siamo stati invitati a fare visita all’accampamento dove abita insieme alla sua famiglia. Una famiglia di tredici persone che dimora in una baracca circondata da rifiuti, escrementi umani e di animali che condividono gli spazi antistanti la baracca e non solo. Una vita, una baracca, confinata insieme ad altre nella baraccopoli ai margini della città di Prokuplije, ai margini delle coscienze, ai margini dell’umanità distratta e per questo disumana, circondata proprio come nei castelli dei re e delle principesse delle fiabe da un enorme fossato pieno d’acqua, salvo essere il fossato che si apre davanti ai nostri occhi pieno di sporcizia e rifiuti di ogni sorta, dove gli animali bevono ed i bambini si lavano. Quella che attende loro, i bambini Rom di Prokuplje, non è certo una vita da fiaba, ma è una vita fatta di stenti, di soprusi, chiusi dentro una condizione che li tiene segregati nella miseria da una parte, e privati dalla condizione di essere fanciulli dall’altra a causa di alcune usanze della comunità che ti rendono presto adulto.
Il desiderio di B. è quello semplice di poter mangiare un pugno di fragole che le sorelline non riescono mai a portargli ogni qual volta fanno il loro ritorno dal mercato generale dove si recano per raccogliere qualche scarto di frutta o verdura caduto per terra oppure buttato nei rifiuti. Desideri semplici come quello di due o tre fragole, che se poi avessero uno spruzzo di panna sopra sarebbero il massimo del desiderio per B., ma, come spesso accade, passa il tempo delle fragole ed il suo desiderio si infrange come onda contro gli scogli della nostra cieca ed intollerabile indifferenza.
Il giorno dopo assistiamo alle prove del teatro dei burattini: ci raccontano di una giornata di improvviso vento che si alza furioso nella foresta e che coglie di sorpresa molti animali che tentano di trovare riparo all’interno dell’unica casa disponibile, ovvero quella di quattro coniglietti quasi sempre costretti a stare chiusi per non essere preda di animali più grandi e feroci. Allora, mentre tutti bussano e si accalcano per entrare e trovare riparo, le parti s’invertono ed i coniglietti diventano nella loro innocenza arbitri del destino di chi accogliere o meno. Mentre loro rappresentano la storia e intuendo la bontà del finale, io viceversa mi allontano mentalmente per pensare invece alla nostra politica dell’accoglienza degli stranieri in Italia ed in special modo riguardo proprio ai tanti Rom e per un momento provo vergogna ed abbasso lo sguardo.
Sono sensazioni dure tutte quelle che provo, emozioni forti che scavano dentro le mie molteplici incertezze e che mi restituiscono come in un infernale contrappasso dantesco altrettante certezze purtroppo inossidabili come, tra le altre, la durezza della vita che accompagna ogni giorno esili bambini, stupendi nella loro bellezza e superbi nella loro semplicità ma, corrosi dalla miseria della nostra economia e dall’ambiguità delle nostre coscienze appagate e malate.
Divento uno di quelli che nessuna stupida legge dei grandi, può capire, fermare o normalizzare, sono anzi siamo con Sara dei grandi piccoli in mezzo a tanti piccoli grandi e tutto questo è meravigliosamente bello e colorato come un caleidoscopico arcobaleno. Mentre sto scrivendo, mi ricordo della recita di fine anno di mia nipote, stacco il mio viaggio nel labirinto dei ricordi e raggiungo la scuola dei bambini delle elementari: scenografie, tecnologie, superflui acquisti ed inutili consumi, tutto insomma mi riporta da dove ero partito ma l’impatto è forte perché qui ho di fronte a me bambini della stessa età dei bambini Rom di Prokuplje. Diversi però i desideri, e proprio quanto cantano tutti in coro “ i sogni son desideri” e penso al desiderio di B. delle fragole e l’emozione mi soffoca, il dolore mi assale, ho quasi voglia di urlare la mia rabbia ma mi trattengo, strozzo le lacrime e torno qui a scrivere dei bambini e di Anita la matrioska.
Matrioska perché lei contiene i tanti dolori e desideri di piccoli e grandi, e così ci racconta delle operazioni mediche che è riuscita a far fare a dei bambini affetti da gravi e rare malattie in Italia. Ecco perché matrioska: perché ogni giorno Anita incontra qualcuno e nei giorni in cui noi siamo a Prokuplje tanti sono i casi che i genitori di bambini Rom e Serbi gli sottopongono colmi di lacrime e di speranze.
Un altro di questi tanti suoi contenitori ci introduce nell’esperienza di visitare l’altro progetto sostenuto dalla Fondazione "aiutare i bambini" che si occupa di offrire supporto medico e logistico a bambini affetti da malattie neuro muscolari e portatori di sindromi rare. In verità, quello che si apre davanti a noi sono anche gli effetti postumi delle armi chimiche e non convenzionali delle quali ancora nessuno, vuole manifestamente parlare, ma in alcuni casi le deformazioni sono dovute proprio agli effetti devastanti di armi che, come dice Anita, è costato meno impiegare in una guerra come quella che loro hanno conosciuto nei Balcani, anziché smaltirle secondo i protocolli internazionali. Qui troviamo un luogo di dolore ma vissuto con dignità, nonostante i bambini e gli adolescenti siano provati dalle sofferenze di sindromi diverse tra loro ma tutte unite nella medesima sorte, legata anche qui al sostegno necessario della Fondazione per rendere meno dura la vita a tutti loro. Superati i primi comprensibili momenti di disagio reciproco, cominciamo lentamente a prenderci le misure, cominciamo a parlare con i responsabili del centro e Sara toglie dalla sua sacca dei palloncini che comincia a modellare dandogli le forme più diverse e così cominciano i primi sorrisi e tutto acquista una dimensione più giocosa e soprattutto colorata utile a spazzare il grigiore della sofferenza.
A questo punto pensiamo di organizzare una gita con tutti loro e infatti qualche giorno dopo raggiungiamo tutti insieme un monastero situato in una montagna a circa un’ora da Prokuplje dove c’è un solo monaco di rito ortodosso che ci accoglie con grappa benedetta oltre a metterci a disposizione il refettorio ed una parte di vivande. Anche questa diventa lentamente una giornata straordinaria e intensa, abbiamo fatto di tutto, giocato e preso in giro Sara e per B., affetto dalla sindrome di Down con la quale leghiamo particolarmente, divento “ Brate Moj”. Allora chiedo ad Anita cosa significhi e lei, guardandomi contenta, mi dice: "Ti sta chiamando fratello mio".
Avvicinandosi l’ultimo giorno prima della partenza e presi dall’organizzare la festa di compleanno a sorpresa per la nostra piccola T., con Sara cerchiamo di pensare a qualcosa di importante che possa coinvolgere noi tutti e i bambini Rom, ed ecco prendere forma idea dopo idea quella più pazza ma ragionata, ovvero di vestirci da clown da discarica per poter con ironia esorcizzare i pericoli quotidiani che dalla stessa ogni giorno provengono. Così finiamo per diventare, Sara e io, i signori Sacchetto con un’enorme famiglia di Sacchettini, ovvero di bambini al seguito. La notte prima della nostra partenza trascorre interamente armeggiando sacchetti per la spazzatura e giornali di ogni tipo per realizzare tantissimi papillon da fare indossare il pomeriggio successivo ai nostri bambini.
L’appuntamento è per le sei del pomeriggio di domenica: alla nostra vista le loro risa ci hanno riempito di una gioia immensa e mentre attaccavamo al loro collo il nostro regalo, per loro straordinario, andava in scena per noi il doloroso prologo al distacco del giorno dopo, ma avevamo ancora attimi, ore da consumare avidamente in loro compagnia e così facciamo. Dopo la torta per T., i canti e le musiche insceniamo una piccola protesta contro la presenza di quella maleodorante discarica che offende la dignità degli insediamenti Rom e con il consenso dei genitori già coinvolti nella pazza idea dei signori Sacchetto facciamo un piccolo corteo non autorizzato e arriviamo ai margini della discarica per dimostrare con tutto quello che abbiamo appiccicato ognuno ai nostri colli che un altro modo di utilizzare i rifiuti è possibile.
Con l’ultimo atto della nostra improvvisata rappresentazione finisce anche il nostro primo tempo con tutti loro; già, il primo tempo, perché io e Sara entro l’anno ritorneremo. Ma ora intanto è tempo di partire, è tempo di iniziare a salutarli uno per uno con l’animo straziato e la consapevolezza di aver tentato di donare a loro tutti nei giorni che siamo stati a Prokuplje almeno un sorriso, una buona e piccola pratica da seguire ed una speranza da coltivare.
Un ringraziamento straordinario va a tutte le donne coraggiose che hanno reso lì possibile la nostra permanenza, ovvero Anita, Goza, Duna, Svetlana, Snezana, Dragana, la mamma del piccolo G. e alle loro fantastiche famiglie."
Maurizio Alfano

Maurizio e Sara con i bambini Rom

La Fondazione sostiene l'asilo che si trova nel quartiere Rom di Prokuplije

grazie all'adozione a distanza di più di 120 bambini

e un centro sanitario per ragazzi affetti da patologie neuromuscolari

Maurizio e Sara travestiti da clown per festeggiare il compleanno di una bimba dell'asilo

