SRI LANKA: nuovo allarme Tsunami!
"aiutare i bambini" sostiene a Alamkulam un progetto di adozione a distanza a favore di 60 bambini. Purtroppo le notizie che ci arrivano dallo Sri Lanka continuano a non essere buone. Il conflitto esploso quasi un anno fa non è ancora stato sedato e i combattimenti tra l'esercito e le milizie ribelli provocano tuttora numerosi morti e profughi tra i civili. Inoltre due giorni fa è stato lanciato un nuovo allarme Tsunami a seguito del terremoto in Indonesia. Per fortuna la tragedia non si è verificata, ma la paura è stata forte.Giovanna Sgualdino, responsabile del progetto, è ancora in Sri Lanka e ci ha scritto per raccontarci in presa diretta, come è stato vissuto l'allarme Tsunami dalle popolazioni che hanno già conosciuto una simile tragedia. Giovanna tornerà in Italia a fine mese, dopo oltre 4 mesi di permanenza.
12 settembre 2007, Batticaloa, ore 23.30
Come avrete sentito dai media c'è stato un terremoto in Indonesia, oggi e, di seguito, un allarme tsunami diramato in tutta l'Asia, in Australia e in Kenya.
Avevo appena lasciato casa di Ramesh ed ero sul tuk tuk quando mi arriva una telefonata, credo verso le 6.15. E' Ramesh. "Sta arrivando lo tsunami, non andare alla guest house. Vieni qui, svelta!". Chiudo la comunicazione e il telefono del mio driver squilla. E' la moglie, che piange e chiede al marito di andare subito a casa perché sta arrivando lo tsunami.
Facciamo in fretta dietro-front e mi faccio lasciare al volo da Ramesh, mentre lui si dirige a casa sua a prendere moglie e figlio di pochi mesi. Ramesh mi dice: "Dai, prendiamo la moto e andiamo a recuperare le tue cose, stanotte dormi da noi". "Le mie cose?- rispondo io- e chissenefrega delle mie cose, restiamo qui, no? Se lo tsunami arriva???".
"Non ti preoccupare, hanno detto che arriva alle 20.15, in queste cose sono precisi, abbiamo tutto il tempo. Andiamo a prendere almeno il computer e la videocamera!". Saltiamo sulla moto e via di corsa verso la mia guest house, che si trova nella zona di Duch Bar, una delle più colpite dallo tsunami del 2004. La strada è trafficata e Ramesh mi dice: "Vedi? La gente sta già scappando!". Se non è lui a farmelo notare non me ne rendo neppure conto, francamente mi pare ci sia solo un po' più di movimento del solito.
Ma dopo qualche minuto siamo sul ponte di Kallady e lì troviamo una scia di persone che stanno venendo via a piedi, chi con una sacca d'emergenza, chi con la sporta in plastica del mercato zeppa di vestiti. Già. La borsa d'emergenza. Mi rendo conto solo ora che durante tutto il corso di questa missione ho dimenticato una regola fondamentale quando si lavora in contesti difficili com'è quello dello Sri Lanka. Bisognerebbe infatti aver sempre pronta una borsa con un cambio, spazzolino e dentifricio, documenti e denaro per fronteggiare un'eventuale improvisa evacuazione. Io non ce l'ho.
Arriviamo alla guest house, entro in stanza e prendo al volo computer, videocamera, soldi e via. Niente vestiti. Niente spazzolino da denti. Ma chi ci pensa! C'è un signore di mezza età, che lavora nella piccola ma decorosa pensione in cui mi trovo da più di tre mesi. Un uomo squisito, che qualche volta mi fa un po' da papà. Gli chiedo come ha intenzione di venir via. "Venir via?-mi risponde- Io non vado da nessuna parte. Ma quale tsunami!".
Si fa una risata e mi ripete:"Io resto qui! Se succede qualcosa salgo su quella scaletta e mi siedo sul tetto ad aspettare!". Insieme a lui ci sono 3 o 4 uomini che sono qui per delle cure. Una Ong internazionale si occupa infatti di coprire spese mediche e di aiutare pazienti colpiti da gravi handicap (a causa della guerra, di incidenti, di malformazioni genetiche...) ad affrontare operazioni chirurgiche. Nessuno viene a prendere questi uomini.
Ramesh ed io non possiamo fare nulla, per loro. Ce ne andiamo in fretta, con un peso al cuore. Io penso però soprattutto a riportare lui alla sua famiglia, il più presto possibile.
Quando torniamo sul ponte è buio e ci troviamo davanti ad uno spettacolo sconvolgente:una fiumana di luci, macchine, autobus, camion, motociclette, bici e intere famiglie che scappano a piedi nella direzione di Batticaloa town. Ci troviamo imbottigliati nel traffico. Non c'è modo di muoversi e tutti i mezzi si assembrano prima dell'imboccatura del ponte, dove restiamo fermi per una mezz'ora, credo. Non ne sono certa, forse in realtà ci siamo stati molto meno. O forse molto di più. Può darsi che la mia percezione del tempo in quel momento fosse alterata.
Ci sono un paio di poliziotti che tentano di dirigere il traffico, senza alcun successo. E' il caos. Mentre siedo dietro a Ramesh sulla moto mi viene in mente di tutto e penso:"Ecco. Ora rimaniamo bloccati qui fino alle 20.15 e lo tsunami arriva e ci porta via tutti. ". E poi:"Dio mio, ma perché ho dato retta a Ramesh? Per uno stupido computer ora è qui che rischia la vita, invece di essere casa a proteggere la sua famiglia". Mentre io continuo in tutte queste elucubrazoni mentali lui cerca di dare una mano come può, esortando la gente a liberare la strada.
A forza di spintoni, colpi di clacson, urla dei poliziotti e una timida collaborazione di qualcuno, favorita dai pochi che sembrano sapere cosa fare, il corteo di veicoli riesce a trascinarsi alla fine del ponte, dove ovviamente c'è un'altra orda di persone che vuole dirigersi in direzione opposta per portare in salvo i propri cari. Pessima idea, così complicano solo la situazione. Faccio loro segno di lberare il ponte e tornare verso la città, ma... niente. Qualcuno credo mi mandi a quel paese in tamil. I poliziotti a quanto pare non hanno nessuna intenzione di far capire loro che dirigendosi in direzione di Duch Bar e Kattankudy intasano il traffico e impediscono a tutti quanti di mettersi in salvo.
La ressa improvvisamente si apre e scappiamo via di corsa, a controllare la casa del fratello di Ramesh che dà sulla laguna. Non c'è nessuno, se ne sono già andati tutti. Voliamo a casa e, come varchiamo il cancello, un senso di sollievo mi prende. Siamo al sicuro. Abbiamo acceso la tv, dopo, per sentire qual'era la situazione. E atteso le 20.15 con tanta paura addosso. Lo tsunami non è arrivato e, trascorse un paio d'ore, ho deciso di tornare alla guest house.
Tutto sommato l'allarme è stato dato con largo anticipo e, a parte la confusione che si è creata, tutti hanno avuto la possibilità di portarsi fuori dal pericolo, in qualche modo. Mi ha stupito, però, constatare che non ci sia stato nessun piano di evacuazione e del personale pronto ad intervenire. Che i grossi veicoli delle Ong fossero imbottigliati pure loro. D'altronde io non avevo neppure la borsa d'emergenza pronta. Bella esperienza su cui riflettere, visti i miei interessi in psicoogia dell'emergenza.
Mi pare sempre che la gente, qui, possa contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze. E penso agli uomini con handicap della guest house. Su quali forze avrebbero potuto contare, se lo tsunami fosse arrivato?"
Giovanna Sgualdino
Un'immagine di Giovanna ad Alamkulam: Giovanna è ora in Sri Lanka da circa 4 mesi, a rischio della sua incolumità
La distruzione provocata dallo Tsunami del 2004
La paura diffusa tra la popolazione al nuovo allarme Tsunami è stata veramente grande!
Per fortuna anche questo allarme è passato e si può tornare alla "normalità"
Anche se è difficile parlare di "normalità", con la guerra ancora in corso... Aiutaci a restare ancora al fianco di questi bambini!

