TAILANDIA: Raggiunti i primi due obiettivi del progetto
"aiutare i bambini" ha sostenuto l'avvio e il sostegno di questo progetto, con un contributo di 24.000 ? che è servito innanzitutto per scavare i pozzi e realizzare la cisterna e i bagni, migliorare lo shelter usato per le attività, costruire un centro multifunzionale in cui svolgere le diverse attività mediche ed educative.Partito in ritardo, soprattutto a causa dei forti venti monsonici abbattutisi sull'isola per un tempo più lungo del previsto che hanno reso impossibili i collegamenti, il progetto ha comunque raggiunto i due obiettivi fissati per nella prima fase di avvio: migliorare il rifornimento d'acqua potabile e la costruzione degli alloggi per i volontari.
Sono terminati gli alloggi per le volontarie femmine, quelli per gli uomini sono in via di ristrutturazione. Per i tetti è stato scelto materiale di basso costo, il bamboo, resistente al forte vento che batte l'isola.
A partire da novembre l'intera comunità ha lavorato sei giorni la settimana per scavare a mano i pozzi necessari al rifornimento d'acqua potabile.
I bambini e le donne non devono più percorrerete lunghi tratti di foresta a piedi per raccogliere acqua potabile, i ragazzi cominciano a lavarsi con maggiore costanza, sono ridotte le infezioni della pelle, i casi di diarrea, è oramai debellato il colera.
I volontari del Foundation for Children hanno attivato un corso di formazione ai bambini per educarli alla cura dell'igiene personale, per coinvolgerli nella manutenzione e nella pulizia delle nuove cisterne d'acqua e degli shelters, insegnando strategie di raccolta detriti, riciclo della spazzatura e tecniche di coltivazione, utili a motivare tutta la comunità e a darle consapevolezza e responsabilità nei confronti della propria terra.
Nel Febbraio del 2007 tre volontari di "aiutare i bambini" (Giorgio e Roberto Fornari, insieme con Monica Felizzi), si sono recati sull'isola.
Queste alcune delle loro impressioni.
"Ci abbiamo messo quasi 3 giorni per arrivare sull'isola degli zingari del mare.
Da Ranon abbiamo preso una barca e siamo salpati. Già al porto sembra di essere entrati nella macchina del tempo ed essere ritornati indietro di tanti, tanti anni. Le barche sembrano le golette di Cristoforo Colombo, i marinai comparse del film Titanic; ma é tutto vero, come la puzza terribile di pesce. Mi domando, se questa é la situazione prima di arrivare sull'isola cosa troverò là? Sono su una barca fatiscente, all'orizzonte si vede il rientro dei pescherecci, mi allontano per ritrovarmi in un altro mondo. questo si può dire dell'isola degli zingari: un altro mondo.
Le premesse mi portavano comunque a sapere cosa ci aspettasse: la totale mancanza di acqua potabile e l'infinità di zanzare portatrici di malaria (di quella peggiore). Questi sono stati due dei molti, moltissimi fattori di disagio.
A parte le ansie il breve tragitto é stato davvero piacevole: mare calmo, colori tropicali, il vento caldo che attraversa i capelli e che aiuta a fantasticare.
Ecco l'isola.
Si vede da lontano, tanto verde e palafitte, gli occhi rimangono fissi sulla meta che pian piano si avvicina. Viene voglia di gridare: aiutooooooooooo. Dall'isola ci hanno visto arrivare, e come dal nulla appare prima un bimbo, poi un altro poi altri ancora e poi ancora. Stupendo.
Adesso che i nostri occhi vedono da vicino questi bimbi torna la voglia di gridare.
Sapevamo che l'anno scorso uno é morto di colera e che altri 3 bimbi erano in cura. Vederli così sporchi e malvestiti ci ha dato un pugno allo stomaco. Ma loro sono sorridenti, quel giorno anche di più, perché un arrivo é sempre una festa , se sono persone che vengono da molto lontano la festa é ancora più grande. Superato anche l'impatto della sporcizia eccoli che saltano su di noi, tante carezze, mille e più abbracci e naturalmente un infinità di sorrisi.
Incominciamo ad organizzare la permanenza. La nostra capanna é semplice e carina. Ha addirittura un wc. Non pensate però a uno tradizionale ... La fognatura non esiste e tutto finisce esattamente sotto la nostra capanna-palafitta.
I giorni trascorrono stupendamente bene. La mattina 4 volontarie tailandesi vestono i bambini con la divisa di scuola. Una volta pronti andiamo in spiaggia dove una barca dei pescatori ci sta aspettando: un'altra piccola traversata per l'isola dove sorge la scuola.
Le giornate a scuola sono strafantasticamente belle. Ognuno di noi prende in consegna un'aula con una decina di bimbi e vai con le lezioni. Il bello é che nessuno parla inglese, neanche le volontarie o gli insegnanti. I bimbi ci adorano e noi siamo felici.
La sera si torna in capanna. Quante difficoltà.
Per lavarci ci addentriamo nella foresta dove stanno sorgendo i pozzi per l'acqua sponsorizzati dalla fondazione "aiutare i bambini"..ci sono situazioni da superare .... tipo l'incontro con serpenti (e gli incontri ci sono stati) o l'attacco delle scimmie che cercano cibo ... Insomma la permanenza é davvero dura, per non parlare del cibo e dell'acqua potabile che ci siamo portati da casa e di cui continuiamo a monitorare la quantità per paura di rimarne senza. Che esperienza.
Ma come é possibile? Di già? Dai dimmi che non é vero. E' arrivato il giorno della partenza.
Che dire?
Un fiume di lacrime ci travolge per l'addio a questi luoghi. Forse é solo un arrivederci, ma le lacrime non si fermano.
I bimbi. Vorresti abbracciarli tutti, vorresti nasconderli in valigia e portarteli via, vorresti dire parole importanti, ma loro non ti capiscono. Non capiscono perché fino a poche ore fa mi si illuminava in viso l'espressione di felicità e adesso invece un fiume di lacrime.
Scusate. Non ho più parole"
Roberto.
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La prima capanna costruita grazie anche al sostegno di "aiutare i bambini"
i bambini raccolgono la spazzatura dopo aver seguito i corsi di formazione organizzati per educarli alla cura dell'igiene personale e per coinvolgerli nella manutenzione e nella pulizia delle nuove cisterne d'acqua e degli shelters
il villaggio visto dall'acqua, i suoi abitanti vengono chiamati "gli zingari del mare"
i bambini ora beneificiano di un'alimentazione più ricca

