KENYA: tesi di laurea sul progetto di Kariobangi
La volontaria Giulia Albano ha visitato il progetto “Adozione a distanza dei bambini della baraccopoli di Kariobangi”, ed è rimasta dal 26 ottobre al 16 dicembre 2010 con l’obiettivo di svolgere uno studio sull’impatto sociale che il programma di adozione a distanza ha favorito a cinque anni dal suo avvio. Giulia si è confrontata durante la sua permanenza con Charles Nyakundi, il responsabile del progetto, le due social workers, gli insegnanti e le famiglie. La volontaria ha anche conosciuto un membro dell’associazione tedesca che ha finanziato al Mother of Merci Centre la costruzione della scuola di Donholm. Per due settimane è stata affiancata dalla volontaria Valeria Maringoni che l’ha supportata nelle attività didattiche e nelle visite alle famiglie dei bambini sostenuti attraverso l’adozione a distanza.Per formulare un giudizio sull’utilità e sull’efficacia del progetto e valutare quale sia l’impatto sociale che il progetto di adozione a distanza ha sulla comunità di appartenenza dei bambini adottati, la volontaria Giulia Albano ha cercato di verificare che gli obiettivi per i quali ci si era proposti di utilizzare lo strumento delle adozioni a distanza siano stati raggiunti. A cinque anni dall’avvio del progetto è possibile fare qualche bilancio.
I fondi che il Centro riceve attraverso l’adozione a distanza vengono utilizzati per provvedere ai bisogni di base dei bambini che frequentano la scuola di Kariobangi. Infatti, oltre al poter disporre del materiale scolastico, l’istruzione viene garantita nel tempo anche grazie alla possibilità di fornire ai bambini un’alimentazione adeguata, di assicurare cure mediche quando è necessario e di provvedere a che tutti abbiano l’uniforme scolastica e le scarpe. Oltre al cibo, le adozioni a distanza fanno sì che tutti i bambini possano indossare un paio di scarpe e l’uniforme della scuola che, in Kenya come in molte altre parti dell’Africa anglofona, è obbligatoria. L’urgenza dell’uniforme non è stata dettata solo da esigenze scolastiche. La scuola infatti vuole tutelare i bambini dall’ambiente degradato dello slum e l’uniforme rappresenta una forma di protezione da potenziali abusi, anche perché segno di riconoscimento di appartenenza alla scuola stessa. Inoltre l’uniforme permette, soprattutto ai bambini di strada, di uscire da quella emarginazione sociale di cui sono vittime e di essere accettati dalla comunità. Per quanto riguarda le scarpe, sono spesso le uniche che i bambini possiedono.
Il progetto di adozione a distanza permette alla scuola anche di acquistare il materiale didattico, per bambini e insegnanti. In passato un libro di testo doveva bastare per più alunni e perfino l’insegnante doveva chiederlo in prestito; inoltre quasi nessuno aveva con sé dei quaderni.
Si potrebbe pensare che l’adozione a distanza risponda solo a questi bisogni materiali, in realtà il successo del progetto parte proprio dal loro soddisfacimento, come d'altronde i benefici della frequenza scolastica a Kariobangi non si esauriscono nell’apprendere, ma nel poter godere di migliori condizioni di vita. Molti sono infatti gli esempi di bambini che hanno superato uno stato di indigenza o di sofferenza e che ora, grazie al lavoro degli insegnanti e delle social workers, si dedicano con successo allo studio.
Dalle interviste fatte da Giulia alle insegnanti e alle social workers emerge unanime il desiderio di poter migliorare l’edificio scolastico e le toilette della scuola (due per tutti i 438 alunni e senza acqua corrente, né sistema di scarico).
Da quando è nata la scuola, il Centro ha iniziato ad avere contatti con le famiglie, soprattutto attraverso una paziente attività di sensibilizzazione, una sorta di counseling “a domicilio” da parte delle social workers, che ha permesso di seguire e monitorare anche la situazione in cui versano le famiglie. Particolare attenzione e cura è stata data ai genitori affetti da HIV/AIDS.
Poco a poco i genitori hanno imparato ad avvicinarsi alla scuola, a collaborare con insegnanti e social workers, rendendosi conto che il Centro poteva rappresentare il mezzo attraverso cui non solo garantire migliori condizioni di vita ai propri figli, ma anche attraverso cui diventare parte attiva nella loro vita. Si è innescato così il circolo virtuoso della collaborazione e del cambiamento.
L’impatto dell’adozione a distanza e i suoi effetti positivi ma indiretti, e probabilmente all’inizio neanche previsti in questi termini, risiedono proprio in questo nuovo atteggiamento e apertura delle famiglie. Tanto che il numero dei genitori che intendono mandare i propri figli nella scuola del Centro aumentano di anno in anno.
Durante la loro permanenza le volontarie hanno avuto la possibilità di svolgere attività nella scuola di Kariobangi (essendo il sostegno prevalente in questa scuola) con bambini e insegnanti, e di seguire il lavoro della social worker Martha.
Le attività svolte a scuola hanno riguardato, in un primo momento, la partecipazione e l’affiancamento agli insegnanti durante le lezioni. Da sola, successivamente, Giulia ha parlato con le classi dei bambini più grandi di studi sociali, facendo anche comparazioni con l’Italia insegando un po’ di italiano. Durante i break della giornata, con gruppi di bambini che lo desideravano, si cantavano canzoni o si giocava nel cortile. In alcune giornate prestabilite con gli insegnanti e sempre divisi per classi, è stato proposto il “truccabimbo”.
Ci racconta Giulia: “Il rapporto con gli insegnanti è stato sempre buono, anche perché il tempo è stato sufficiente per conoscerci abbastanza bene. Ho ricevuto una buona accoglienza e ho avuto la possibilità di assistere anche alle loro riunioni. Verso la fine della mia permanenza mi è stato proposto da Charles di partecipare a un incontro con gli insegnanti, per scambiarsi esperienze, per sapere il mio punto di vista su quello che avevo visto e a cui avevo partecipato e infine per parlare loro del sistema scolastico italiano. È stata davvero una bella occasione di confronto e condivisione. Ad alcuni insegnanti ho anche fatto delle interviste inerenti al mio lavoro di tesi. Stando insieme alla social worker, Martha, e seguendola nel suo lavoro, ho avuto la possibilità di conoscere il contesto di Kariobangi e di entrare a contatto con le famiglie. Andavo con lei a trovare i genitori dei bambini della scuola, a volte solo per avere notizie, altre volte invece per aggiornare le schede di adozione”.
Il contributo della Fondazione “aiutare i bambini” da un anno viene utilizzato anche per la scuola di Donhom (attraverso 25 adozioni). Giulia ha lavorato con Martha e gli insegnanti per la compilazione delle nuove schede di adozione e ha potuto quindi incontrare i genitori. Con Charles e con tutte le persone del Centro ha partecipato all’inaugurazione della scuola primaria di Donholm, che ha avuto come ospiti d’onore anche alcuni funzionari pubblici ed esponenti del governo. Il quartiere di Donholm è abitato da persone benestanti, ma ai suoi margini si sviluppa uno slum in cui vivono qualche migliaia di persone, la maggior parte delle quali disoccupate. La scuola sorge proprio a ridosso dello slum. Le condizioni di vita sono al limite della dignità: le baracche di lamiera di un’unica stanza che possono arrivare ad ospitare anche 8-10 persone sono state costruite su una collinetta di terra che dopo la pioggia si trasforma in melma, attraversata da un fiumiciattolo in cui navigano i rifiuti che non sono stati ammassati tra una casa e l’altra. Manca sia l’elettricità che l’acqua. L’intero slum utilizza i due bagni della scuola. Quest’ultima comprende le classi della primary che vanno dalla quinta all’ottava (quelle dalla prima alla quarta fanno parte della scuola di Kayole). L’edificio è in muratura, su due piani, con aule spaziose e luminose. All’esterno c’è un ampio spazio per giocare e uno scivolo. Solo i due bagni sono di lamiera.
Tra i punti di forza c’è il fatto che la scuola sia costruita in muratura, offrendo ai bambini un ambiente salubre e sia presente un personale motivato. Le condizioni dello slum e delle famiglie dei bambini, sono uno degli aspetti più problematici, insieme alla presenza di bagni non adatti all’uso di così tante persone.
Attraverso le adozioni a distanza appena partite grazie al sostegno di “aiutare i bambini” la scuola può fornire una risposta alle necessità alimentari e igienico-sanitarie dei bambini, cosa che la condizione delle famiglie non permette di offrire loro.
Per saperne di più sulle adozioni a distanza »
Le due volontarie durante il "truccabimbo"
Giulia in classe
Il pranzo
I bambini con i palloncini portati dalle volontarie
Una lezione a scuola

