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KENYA: visita ai bambini adottati a distanza a Riandu

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La zona di Riandu conta circa 200.000 persone: è la tipica brusse, terra rossa, capanne che si alternano a case in muratura e campi disidratati dalla stagione secca. Da marzo dovrebbero iniziare le piogge che però negli ultimi anni sono state molto imprevedibili.

Appena fuori la casa finanziata da “aiutare i bambini” c’è una piccola stalla che ospita due mucche e tre capre. A fianco un recente pollaio con circa 20 galline e dietro la struttura ampi campi che vengono coltivati e qualche albero da frutta. La terra in questo periodo è molto arida, si coltiva a fatica e per prendere l’acqua (visto che la riserva interna non garantisce acqua per tutta la settimana) si devono percorrere lunghe distanze.

Sempre nella zona esterna Hanry, il responsabile del progetto, sta scavando una buca per allevare dei pesci, un’attività generatrice di reddito incoraggiata dal governo.
La casa di Riandu è un quadrilatero con un ampio cortile all’interno, la struttura è molto basica ma dignitosa, i bambini si svegliano tutte le mattine alle 5.30 per fare un po’ di pulizia, alle 6 fanno colazione e poi iniziano le lezioni. Tutti i bambini, tranne i tre più piccoli, frequentano le scuole primarie della zona e un piccolo gruppo la secondaria. Rientrano alla casa per pranzo e poi tornano a scuola il pomeriggio. Ricevono tre pasti al giorno composti principalmente da mais, fagioli, riso, ugali (piatto tipico) e altre verdure. Uova e carne vengono distribuiti una volta la settimana. C’è una grande collaborazione dei più grandicelli che si prendono cura dei più piccoli e aiutano il personale (composto da sette persone) nelle attività varie.

I bambini sono davvero felici e si vede come tutto il personale sia dedito alla loro cura.
L’iter di ogni bambino che arriva a Riandu è molto preciso e coinvolge dal gender children office, alla polizia, alla district commission, e ad un comitato (di cui fa parte anche il responsabile) che viene chiamato Advisory Council.
Ogni bambino ha un certificato che dimostra questo percorso (questo anche per rispondere ai criteri imposti dal ministero delle case d’accoglienza di recente costituzione) e viene riferito alla struttura dal governo che li classifica come Vulnerable o Orphan children.
Sono circa 25 i bambini che sono rientrati in famiglia o in famiglie allargate dopo un percorso nella casa e per tutti Hanry cerca di garantire un placament plan che prevede delle visite periodiche per i bambini che risiedono nella zona, e telefonate per quelli più lontani.

A marzo la casa d’accoglienza ha ricevuto due visite inaspettate, una dalla parrocchia dei Born Again e una da rappresentanti dei vari ministeri che volevano conoscere i bambini e approfondire il modello di gestione della casa.
Per la prima visita è stata organizzata una specie di messa nella sala grande e un gruppo di donne della comunità hanno portato un po’ di donazioni (fagioli, patate ecc..). Il parroco ha parlato coi bambini che incontra a messa la domenica ed è stata a suo modo un’occasione per festeggiare tutti insieme.
Per la visita governativa si sono radunati tutti sotto all’albero e dopo le varie presentazioni hanno iniziato a fare molte domande al responsabile sia sui bambini che sulle attività generatrici di reddito. Hanno rilevato come non ci sia possibilità di stoccare la carne e come la quantità distribuita ai bambini settimanalmente (5 kg) sia insufficiente. Sembra che il governo stia comprando del bestiame dagli allevatori per poi donarlo alle realtà valide e Riandu potrebbe essere una di queste. La nutrizionista ha fatto domande sull’alimentazione dei bambini, sulla quantità di latte distribuita e si è soffermata sui casi più critici. Si è discusso anche il problema dell’acqua, a Riandu ci sono due cisterne per lo stoccaggio dell’acqua che però arriva da una fonte insufficiente che dopo i primi giorni della settimana si esaurisce e costringe grandi e piccoli a percorrere lunghe distanze. Il problema dell’acqua tocca anche le coltivazioni che potrebbero essere molto più redditizie se irrigate regolarmente.

La Fondazione “aiutare i bambini” ha confermato l’estensione del programma di adozione a distanza di gruppo per il 2011 e nello stesso tempo sta collaborando col referente per la definizione di un programma idrico che prevede la realizzazione di un pozzo.

Per saperne di più sulle adozioni a distanza »




Il referente del progetto con Elena Penco, responsabile dei progetti Africa per "aiutare i bambini"

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Il pollaio

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Distribuzione dei pasti

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Festa nella sala comune

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