GIBUTI: ripreso l’aiuto alimentare a Obock
A Obock i bambini vivono in case fatiscenti o baracche, con genitori senza lavoro e senza mezzi di sussistenza. La pesca, un tempo risorsa di lavoro e di cibo è oggi praticata in maniera saltuaria e non redditizia, problema connesso a quello più grave della tratta di clandestini dall’Etiopia allo Yemen.Le suore della missione di Obock hanno identificato un centinaio di bambini provenienti da famiglie semi-nomadi particolarmente bisognosi di un supporto alimentare e di un controllo sanitario.
Caritas Gibuti, che gestisce il progetto, ha chiesto ad “aiutare i bambini” un contributo di 7.700 euro per coprire un anno di spese per l’acquisto di latte e zucchero per migliorare le condizioni di salute dei bambini e delle rispettive famiglie sensibilizzando le mamme sul tema della corretta alimentazione.
Da novembre 2010, Caritas ha ripreso l’aiuto alimentare nel distretto di Obock, interrotto forzosamente nei due mesi precedenti per mancanza di fondi. La ripresa del progetto, resa possibile dal supporto di “aiutare i bambini”, permette di sopperire, ai bisogni alimentari di 180 bambini da 0 a 5 anni .
Buona parte delle famiglie assistite dall’intervento di sicurezza alimentare sostenuto dalla Fondazione vive nella bidonville di Obock, altre più in centro ed altre ancora nella brousse. La referente Natalina Mezzano, direttrice della Caritas di Gibuti, si reca nella missione di Obock mediamente tre volte al mese, trasportando personalmente la fornitura di latte/zucchero, visitando alcune famiglie e controllando la lista degli assistiti.
L’allevamento, ritenuto ancora la risorsa primaria della popolazione, è oggi in difficoltà: la scarsità d’acqua ha determinato una drastica riduzione delle aree di pascolo con conseguente mortalità dei capi di bestiame più deboli e già provati da un’alimentazione molto povera.
A tutto questo, si somma a volte il fenomeno, già in atto nella brousse di Tadjourah, dell’aggressione di gruppi di babbuini, anch’essi affamati e numerosi e alle capre più isolate che vengono decimate.
Per questo motivo la soluzione di fornire alle famiglie più disagiate dei capi di bestiame è impraticabile: niente pascolo, niente cibo, perdita del gregge. Chi conserva ancora un consistente numero di capi di bestiame è il pastore che può integrare l’alimentazione dei suoi animali con un prodotto misto di erbe seccate, reperibile sul mercato ma non alla portata dei più poveri.
Purtroppo, la situazione climatica non aiuta lo sviluppo della regione, presa nella stretta della siccità come anche varie altre zone del Paese; ciò determina un ricorso costante agli aiuti internazionali da parte del governo.
Natalina, referente del progetto, conosce bene le difficoltà di vita quotidiana e di lavoro che si incontrano nei distretti più lontani e mal serviti in termini sia di servizi, sia di rifornimento di prodotti alimentari di base; per esempio, ad Obock non esistono né la banca, né il distributore di benzina/gasolio, né tantomeno un minimarket e la fornitura d’acqua potabile e l’erogazione di corrente sono a volte aleatorie. La pesca stessa, un tempo risorsa di lavoro e di cibo per gran parte della popolazione, è oggi nelle mani di grandi gruppi stranieri che controllano il mercato, esportandone il prodotto verso altri Paesi.
Inoltre e peggio, come Gibuti è diventato Paese di transito per la migrazione clandestina, così la costa di Obock è diventata il punto di raccolta e tratta di questi poveri i quali, illusi da battitori liberi e/o organizzati che setacciano le zone più miserabili del sud-est etiopico in cerca di persone bisognose e indifese, vengono inviati nello Yemen, da cui poi verranno dirottati in Arabia/Paesi del Golfo.
Dall’Etiopia e dalla Somalia un flusso continuo di giovani disperati intraprende a piedi un viaggio da incubo per centinaia di km, su un terreno ostile e poi sulla statale fino a raggiungere Orobor o Dalay Af, alle porte di Obock, dove vengono imbarcati su barche da pesca e iniziano l’agognato attraversamento del golfo di Aden, che il più delle volte termina con l’annegamento. Questo ignobile commercio di esseri umani ha generato e continua a generare un flusso di ricchezza per gente senza scrupoli, tra cui un certo numero di ex-pescatori riciclatisi in contrabbandieri di esseri umani.
Il fenomeno della clandestinità, con risvolto anche di sfruttamento del lavoro, ha stravolto in parte il tessuto sociale di Obock e la mentalità della sua gente.
Durante ogni missione nei distretti del nord, la responsabile Natalina provvede all’assistenza dei clandestini lungo le piste e la statale rifornendoli con cibo/acqua/vestiario/medicine e molti utili consigli e raccomandazioni.
Aiutaci anche tu a fornire cibo ai bambini di Gibuti!
Distribuzione degli alimenti
Le suore a Obock
Auto utilizzata per raggiungere i migranti e fornire loro aiuti umanitari

