CASTELVOLTURNO (CE): l’asilo multietnico, un posto per giocare e crescere
Il 4 febbraio 2011 Alessandro Volpi, responsabile dei progetti Italia, si è recato a Castelvolturno dove ha incontrato i referenti, gli educatori e i volontari che lavorano al progetto dell’asilo multietnico “Liberare la speranza”.Alessandro racconta:
“Descrivere il progetto dei comboniani, senza conoscere il contesto e il tessuto sociale di Castelvolturno, non rende l’idea e la motivazione dell’intervento, situato in una realtà dove il fenomeno dell’immigrazione clandestina, del racket degli immigrati, dell’abusivismo edilizio, dell’inquinamento “indifferenziato” sono lo sfondo della sfida del progetto: inclusione e piena dignità dei bambini e degli adulti.
Il paese si sviluppa per 27 km, non ha un centro storico, nè una piazza che possano essere luogo di aggregazione, di cui si avverte la necessità, adatto a favorire un difficile momento di integrazione tra le “due popolazioni” residenti: gli immigrati e i castelvolturnesi. Le strade sembrano strappate ad una delle tante sofferenti geografie africane. E di fatti non è un caso. La Casa è un luogo di accoglienza innanzitutto della famiglia, offre consulenza su questioni legali, sanitarie (hanno un medico pediatra volontario che 2 volte al mese garantisce assistenza sanitaria), questioni legate a modelli di vita sani. Tutto ciò dentro un territorio molto complesso e di dichiarati ostruzionismi dell’amministrazione comunale (al momento la giunta comunale è commissariata).”
I problemi dei bambini sono: la molta aggressività, il non riconoscimento delle regole, la difficoltà a relazionarsi e l’assenza dei genitori. Quelli delle famiglie sono l’instabilità sociale ed economica: quando il padre lavora inizia alle 5.00 del mattino in attesa su una delle tante rotonde della via che taglia Castelvolturno, la Domitiana, per aspettare qualche “caporale” che lo porta nei campi per lavorare 8-10 ore per 15-20 euro al giorno, e la condizione di “irregolari”,
Il Centro ha molte richieste da parte di donne agli arresti domiciliari per reati legati alla tossicodipendenza o piccoli reati, che vengono a fare alcune ore di condivisione con i bambini; questo vuole portare ad una dimensione di sviluppo di imprenditoria femminile con l’avvio di sperimentazioni di servizi per la prima infanzia autogestite in forma però professionale.
E’ iniziata un’attività di orti sociali per avere un minimo di sostenibilità.
La forza del progetto è la capacità di coinvolgere molte persone, non si ferma all’accoglienza, ma si sviluppa come testimonianza diretta di contrasto alla povertà organizzando corsi di formazione sul tema della cooperazione, promuovendo manifestazioni per i diritti degli immigrati, sostenendo diverse famiglie anche se i figli non frequentano le loro attività, tenendo corsi di formazione linguistica agli immigrati.
Il progetto, unico nel territorio di Castelvolturno, è molto radicato e coerente con i suoi bisogni.
A riprova della bontà del progetto sostenuto da “aiutare i bambini” e della sua forte integrazione con i bisogni del territorio, la “Casa del Bambino” di Castelvolturno, nell’ottobre 2010 è stata insignita del premio “Jerry Masslo” per la sezione “Una scuola autenticamente multietnica”.
Aiutaci a continuare a sostenere l’asilo multietnico di Castelvolturno!
Alcuni dei bambini che frequentano
l'asilo multietnico “Liberare la speranza”.
Bambini durante la festa di Natale

