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SUDAN: il centro per bimbi sieropositivi è quasi terminato

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Il centro diurno di Nzara, la cui costruzione è sostenuta per l’80% da “aiutare i bambini”, che ospiterà 250 bambini orfani e abbandonati è quasi terminato. Il tetto dell’edificio è stato ultimato, ora stanno completando il controsoffitto per passare poi all’intonaco e alla pavimentazione.

Suor Giovanna, responsabile in loco del progetto, ci racconta lo stato d’animo dei bambini: “Tutti i bimbi del nostro gruppo Rainbow attendono con gioia di entrare nella loro nuova casa. Ho già ricevuto da amici diversi giocattoli e decorazioni che daranno un tocco di gioia e di serenità ai bambini che parteciperanno alle nostre attività. Bimbi che hanno sperimentato o sperimentano la malattia, la perdita dei loro cari, talvolta l’isolamento e l’emarginazione a causa dell’AIDS.”.

La responsabile del progetto ha inviato anche alcune storie dei bambini sostenuti, per permettere alla Fondazione di sentirli più vicini:

T. è nato il 21 luglio 2008 in un villaggio chiamato Namako, a cinque miglia da Nzara. E’ l’ultimo di sei figli. I suoi genitori, Priscilla e Thomas, soffrirono per un buon numero di anni a causa di resistenti malarie, eritemi e infezioni opportunistiche. Andarono spesso all’ospedale per cure, ma senza grossi miglioramenti finché non decisero, l’anno scorso, di fare il test dell’HIV-AIDS e furono trovati entrambi positivi. Uno dei loro vicini, Peter, li consigliò dicendo che a Nzara c’era un gruppo dove le persone sieropositive si incontravano e potevano ricevere aiuto.
La prima a presentarsi a Rainbow Community fu Priscilla, alla fine del 2009. Avvicinò un volontario, Charles, e gli raccontò la sua storia condividendo dolori e preoccupazioni riguardo il futuro della sua famiglia. Fu subito rassicurata ed invitata a partecipare con suo marito il successivo venerdì per incontrare le Suore e gli altri membri.
Durante l’incontro presso il centro Rainbow, la Suora incaricata parlò con entrambi e chiese più informazioni riguardo i loro figli venendo così a sapere che la coppia aveva un bimbo, l’ultimo nato, che era disabile dalla nascita. Quando il bambino aveva pochi mesi i genitori notarono che i suoi arti erano atrofizzati e al crescere del bambino, era evidente che non poteva stare in piedi o camminare. Non riusciva nemmeno a prendere oggetti nelle mani. Priscilla raccontò di aver portato il bambino in ospedale, ma l’unica cosa che poté accertare fu che non si trattava di poliomelite. Nessuno sapeva con esattezza che problema aveva il bambino.
Lo scorso febbraio le condizioni fisiche del padre peggiorarono seriamente e, nonostante il ricovero e la cura in ospedale, morì dopo circa un mese. Per Priscilla fu molto difficile accettare la sua scomparsa, ma grazie anche a Rainbow e il sostegno di alcuni membri, oggi si sente molto meglio.
Al momento T. ha due anni, può stare seduto da solo e sta cominciando a farfugliare le prime parole.

Verso metà maggio al centro Rainbow siamo stati sorpresi dalla visita di F., una bambina di circa 10 anni, molto magra ma con l’addome rigonfio e un’espressione di profonda tristezza. Abbiamo immediatamente fatto domande per sapere di più su di lei e sulla sua famiglia. La zia, Teresa, ci ha detto che F. era l’unica figlia sopravvissuta di Mary ed Anthony, morti entrambi per HIV-AIDS alcuni mesi fa. La famiglia viveva in Ezo, vicino al confine con il Congo e la Repubblica Centrafricana, zona che soffre di continui attacchi da parte dei ribelli del LRA (Lord Resistance Army). I genitori hanno avuto altri tre bambini dopo F., ma sono tutti morti ancora molto piccoli, non sappiamo esattamente per quale ragione.
F. è una bambina traumatizzata, che ha assistito alla malattia e morte dei genitori e dei fratellini e sorelline. Ha sperimentato anche la paura di nascondersi nella foresta a causa degli attacchi dei ribelli.
Siccome la situazione in Ezo stava peggiorando e la salute di F. rapidamente declinando, i parenti decisero di mandarla dalla zia che vive a Nzara. F. fece il test dell’HIV-AIDS e fu trovata positiva, per questo motivo la zia la portò al centro Rainbow sapendo che lì si da una particolare attenzione ai bambini.
Stiamo cercando di stimolare l’interesse di F., visto che sembra indifferente a tutto ed a tutti. Oggi per la prima volta quando l’abbiamo chiamata ha sorriso e risposto. Continueremo a dare particolare attenzione a questa ragazza sofferente così che possa recuperare fisica e psicologicamente il più possibile e riacquistare interesse per la vita.

Per sostenere il centro diurno di Nzara e dare una vita migliore a questi bambini, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto. Aiutaci anche tu!



I lavori al centro diurno di Nzara

La costruzione della struttura è finanziata all'80% da 'aiutare i bambini'

Il piccolo T. con la sua mamma

F., una bimba accolta presso il centro

Aiutaci anche tu a regalare un'infanzia serena a questi bambini!